Consapevolezza Educativa (parte 1.a)

GENITORIALITA’ PRENATALE: funzioni e compiti

 

Scoprire di aspettare un bambino è un’esperienza altamente emotiva e prenderne coscienza può diventare destabilizzante! La gioia più bella del mondo è in atto: “Che bello: diventerò mamma!”

Chissà come sarà felice il papà! Ma, aspetta un po’….Oddio! Aiuto… Ce la farò?…Ce la faremo?… Siamo all’ altezza?

Una mamma in attesa, quindi, per seguire le indicazioni della nostra mappa concettuale (qui) può iniziare a riflettere sulla propria indole genitoriale (tecnicamente parliamo di abilità e competenze genitoriali).

Il senso materno è insito nell’animo femminile, ma è suscettibile anch’esso di educazione, perché no?

Prima di andare avanti è bene ricordare che l’ambito in cui ci muoviamo è quello di un bimbo voluto, desiderato, cercato e, perciò, accolto e che la mamma in attesa “attende” in maniera consapevole. Se nel suo testo “Vita segreta del bambino prima della nascita” lo psichiatra canadese T. Verny dichiara che: “quanto succede dopo la nascita è un’elaborazione di ciò che è successo prima e da esso dipende” possiamo dedurre che il livello di attaccamento del bambino con la propria madre risale all’accettazione o al rifiuto della gravidanza, proprio come alcuni studi americani  hanno sperimentato tra gli anni ’80 e ‘90.  Ciò porta a riflettere e non poco, specialmente se osserviamo il contesto teorico di tali studi che fa riferimento ai traumi prenatali i quali si rispecchiano in quelli agiti nell’ infanzia (Pre e Perinatal Psychology Journal Vol. 10 Spring 1996; W. R. Emerson, 1993, 1994, 1995, 1996).

Quindi, la mamma che accetta entusiasticamente la gravidanza è maggiormente propensa ad affrontarla consapevolmente. Da essa va distinta la mamma che per altri e complessi motivi non accetta la gravidanza attraverso  sentimenti di rifiuto e di diniego. Questa mamma, quando porta comunque avanti la gravidanza, ha bisogno di un sostegno differente dalla mamma del primo esempio, ossia necessita di un piano di intervento strutturato e attento, un sostegno che probabilmente lavori su una consapevolezza stratificata in livelli più complessi. Ma  di questo parleremo più in là in maniera approfondita.

Ciò nonostante entrambi i casi sono da considerare sempre in funzione dei bisogni del bambino prenatale  nel rispetto della sua futura realtà alla nascita e della sua crescita.

Occupiamoci ora del primo caso in cui la consapevolezza genitoriale assume forme piane.

Le funzioni genitoriali

Mamma e papà, quando nascerà il bambino, saranno coinvolti in nuovi ruoli la cui complessità si definisce “genitorialità”. Essa si sviluppa attraverso specifiche funzioni (si veda E. Giglio, Le funzioni della genitorialità, 3D  -Tredimensioni 9 – 2012) tratte dall’ambito psicologico e qui interpretate in supporto al nostro approccio pedagogico. Sono elencate sei funzioni che coinvolgeranno i genitori quando il bambino sarà nato, ma che  nell’attesa fa bene prenderne dimestichezza.  Tra le funzioni note in ambito clinico a noi piace soffermarci sulle seguenti:

Funzione protettiva – essa permette ai genitori la cura della relazione con il proprio bambino nell’ottica  del soddisfacimento dei suoi bisogni e non solo nel riconoscimento dei bisogni in quanto tali. Cioè a dire, non è tanto il sentirsi capaci di dare una risposta al bisogno, ma di dare la risposta giusta. Solo così il bambino sa di essere vicino a qualcuno che lo protegge ora e sempre. È il miglior terreno su cui coltivare l’attaccamento di tipo sicuro.

Funzione affettivaessa è differente dal sentimento di amore, ma più vicina alla risonanza  affettiva con il bambino o  alla “sintonizzazione affettiva”, ossia saper creare un involucro (genitori/bambino) in cui le emozioni ed i sentimenti siano condivisi. Con ciò si evita la solitudine affettiva che, se vissuta dal bambino mentre si sperimenta nel mondo, inficerebbe il suo senso di sicurezza. È una buona abitudine far vivere il bambino in un contesto emotivo positivo perché le emozioni  in esso contenute sono stimolo allo sviluppo e alla ricerca costante delle stesse emozioni anche in futuro, anche nei momenti di maggiore difficoltà quando si scopre di potersi appigliare a memorie affettive che possono ripetersi. In questa ottica la funzione affettiva è direttamente proporzionale alla capacità di resilienza (in campo psicologico la persona resiliente e’ l’opposto di una facilmente vulnerabile) che svilupperà vostro figlio crescendo.

 Funzione predittivai genitori sono “plastici”, sono intuitivi, devono stare al passo con la crescita del loro bambino e  saper riconoscere lo stadio di sviluppo successivo, quello al quale il piccolo si sta dirigendo prevedendo il traguardo che  loro figlio sta per raggiungere. I genitori esercitano la funzione predittiva consapevoli che il cambiamento che è in corso appartiene anche a loro, in una danza di aggiustamenti all’interno della relazione, un vero crescere insieme.

 Funzione rappresentativai genitori immaginano il proprio bambino ed il suo futuro, lo visualizzano in una immagine ed è giusto assecondare questa visione che nasce da dentro. È importante però che tale immagine sia ripulita delle proiezioni di entrambi i genitori, delle ombre che si allungano dal loro passato, dalla loro storia, incluse le loro paure. E’ meglio provare a concentrarsi sul proprio bambino quale essere irripetibile, pena il rischio di incappare in delusioni, richieste e aspettative irrealistiche. La capacità rappresentativa è modificabile e cammina di pari passo a quella predittiva.

Funzione significantefunzione altrettanto importante in quanto attraverso di essa i genitori sono insieme  contenitore di senso e di significato in cui l’esperienza della relazione diventa profonda e occupa spessore e nel quale i bisogni del bambino occupano tale profondità. Attraverso la loro funzione significante i genitori permettono al proprio figlio di percepire la semplicità dei suoi comportamenti come esperienza di senso in cui cataloga il mondo. È come dire che il bambino sente di essere importante e di fare le cose in modo importante, costruendo sin da subito basi solide alla propria personalità.

 Funzione regolativaè la funzione attraverso la quale sono dettate le regole. Il bambino vive e controlla gli stati d’animo e le emozioni (interne e in interazione con l’esterno). Il modo in cui le controllerà però è dettato dalla funzione regolativa dei genitori. Essa quando interviene in modo equilibrato permetterà al bambino di vivere in modo sano le emozioni positive e di contenere i sentimenti e le reazioni negative.

Agire sull’equilibrio delle regole comportamentali, in sostanza, significa che senza cadere negli eccessi (autorità/ipercontrollo contro un atteggiamento permissivo e scostante) vostro figlio ha il tempo di mentalizzare i propri stati d’animo, le emozioni ed il suo sentire in generale senza sovraccaricarsi ed evitando di scaricare l’emotività verso l’esterno o verso se stesso. Una regola pensata consapevolmente e condivisa in toto da entrambe le parti della coppia genitoriale permette quindi a vostro figlio di reagire in modo univoco ed è un invito a riflettere su ciò che è giusto e ciò che non lo è.

Ma qual è il modo giusto per sviluppare le funzioni genitoriali? (continua…) image

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