Comunicazione Prenatale

 

NEL PANCIONE AD ASCOLTAR MUSICA, PAROLE E AD AFFINARE IL PALATO!

Fin dai primi giorni di gestazione la mamma cerca un rapporto “umano” con il proprio bambino per l’appunto rivolgendosi a lui con la parola e con i gesti. Queste manifestazioni sono le prime forme di comunicazione verbali e gestuali che prendono vita. Dal quinto mese di gravidanza il bambino diventa attore attivo del processo comunicativo poiché è in grado di farsi sentire tramite movimenti riconoscibili proprio dalla sua mamma.

Il bambino prenatale vive raccolto in un ambiente particolare in cui le interazioni con il mondo esterno e con la sua mamma avvengono in modo altrettanto particolare. È, infatti, attraverso il corpo della mamma che avviene la comunicazione. A tale proposito già G. Soldera, nel suo testo “Conoscere il carattere del bambino prima che nasca” (Bonomi Editore,1995) sottolineava la particolarità della comunicazione come processo non statico, ma dinamico fra mamma e bimbo intrauterino.

In che modo dialogano mamma e bimbo?

Tre sono le modalità riconosciute dallo psicologo autore del testo:

la modalità fisiologica indica che attraverso la placenta la mamma ed il proprio bambino operano uno scambio che porta entrambi a modificare i corpi;

la modalità comportamentale si manifesta a livello psico-tattile e sonoro. A suoni e gesti come accarezzare la pancia, al cantare, all’ascoltare musica il bambino prenatale può rispondere dando calcetti con i piedini come segno di disappunto ovvero calmando i propri movimenti accelerati;

la modalità empatica è una comunicazione di sensazioni e pensieri ed è scambio a livello psichico ed emozionale fra mamma e bambino. Il sentimento d’amore rimane in questo caso il contenitore onnicomprensivo dell’empatia.

Definiti i modi della interazione comunicativa, la mamma deve sapere che lo sviluppo dei sensi del suo bambino lungo la crescita gestazionale si realizza nel dettaglio secondo una linea continua che vedrà in prima comparsa la sensibilità chimica al gusto e all’olfatto, di seguito la percettibilità tattile ed ancora quella uditiva ed infine la visiva. Sono stimoli per il bambino le voci, il battito cardiaco, i suoni esterni, i movimenti della mamma, ciò che odora e gusta e introduce attraverso il cibo.

Funzione principale di questi stimoli è lo sviluppo del sistema nervoso del bambino e finalmente il “taglio del nastro” che da il via al meccanismo di apprendimento prenatale.

 

Educazione alimentare: abbiamo le prove del gusto!

Nella ricerca studio tratta dalla rivista Pediatrics, 2001 June, Prenatal and Postnatal Flavor Learning by Human Infants, Julie A. Mennella, PhD, Coren P. Jagnow, MS, and Gary K. Beauchamp, PhD; From the Monell Chemical Senses Center, Philadelphia, Pennsylvania, scopriamo che gusti e sapori nella dieta della mamma vengono trasmessi attraverso il liquido amniotico e trasferiti al bambino. Di conseguenza a ciò si è scoperto che i sapori relativi ai cibi di cui si nutre la mamma sono riconosciuti dal bambino quando viene esposto, una volta nato, agli stessi in forma solida. Proprio come quelli che il bambino percepisce quando sono filtrati nel latte materno il quale funziona in questo caso come il liquido amniotico. L’accettazione o il rifiuto di un cibo da parte del bambino durante il suo svezzamento dipende da questa diffusione silente di gusti e dei sapori. Questo modo di comunicare è sia fisiologico che comportamentale.

Alla luce di queste esperienze di laboratorio conviene alla mamma che si attenga a una dieta sana e varia facendo anche leva sui propri gusti e considerando quali trasmettere al proprio bambino. Alimentarsi con consapevolezza è una bella fetta di eredità che entra in gioco e non è poco.

Educazione musicale: Il bambino può avere orecchio sin da subito per la buona musica!

Ecco una citazione dai Quaderni ACP (Associazione Culturale dei Pediatri) 2005, Lo sviluppo musicale del bambino, Johannella Tafuri – Conservatorio di musica “G. B. Martini”, Bologna:: 96-98

“Le ricerche più significative sulle capacità uditive del feto e sulle reazioni motorie nei confronti di stimoli musicali segnalano che: l’apparato uditivo comincia a funzionare intorno alla 24ª settimana, in alcuni feti, e dopo la 30ª in tutti; il feto reagisce a suoni e alla musica nell’ambiente interno ed esterno con variazioni del battito cardiaco e con movimenti più o meno bruschi o tranquilli delle palpebre, del capo, degli arti, del tronco”.

Noi sosteniamo che la prima musica che ascolta il bambino è la voce della mamma e ne siamo fermamente convinti (qui). È una voce ancestrale, è il richiamo delle origini, è la culla, è la protezione per eccellenza. La sua melodia, la produzione delle ninna nanne e delle rime sono latte per il bambino. Poi viene la musica,  quella di qualità che vibra negli organi interni e affina la mente, persino quella in costruzione.

Se così è, l’educazione musicale precoce è una realtà.

Eino Partanen, neuroscienziato cognitivo dell’Istituto di Scienze Comportamentali, Università di Helsinky, (Early Childhood Research and Practise, http://ecrp.uiuc.edu/v10n1/bolduc.html ), a capo di un gruppo di ricercatori, ha condotto uno studio secondo il quale i suoni percepiti dal bimbo prenatale plasmano lo sviluppo del cervello, innescano l’ organizzazione della corteccia uditiva e favoriscono la maturazione del sistema nervoso in via di sviluppo. Il cervello prenatale è in grado di apprendere attraverso l’udito e la sua memoria subisce mutamenti strutturali. Questo fa supporre che le tracce neuronali possono anche influenzare l’acquisizione del linguaggio durante l’infanzia e prevenire anche le malattie genetiche legate al linguaggio.

notabimbo

Nell’attesa ascoltare musica quindi fa comunque bene! Fa bene alla mamma e al suo umore; fa bene al bambino che riesce a rassicurare se stesso e, cosa essenziale, ha effetto sulla sua capacità di apprendimento futuro. L’architettura del suo cervello e le funzioni che ne derivano sono soggette all’influenza della musica. Ecco le ragioni del successo di Nati per la Musica: l’esperienza musicale nei bambini ha un prezioso valore cognitivo che si ripercuote nella relazione adulto-bambino e bambino-bambino (www.natiperlamusica.org).

Consigli musicali prenatali:

La musica classica vince sugli altri generi. Non sappiamo se quanto stiamo affermando con la nostra convinzione è scientificamente provato, ma per noi va bene così!

Mozart e Vivaldi sono da preferire perché favoriscono la costanza del battito cardiaco del bambino prenatale; inoltre, durante l’esposizione alla musica si registra una diminuzione dell’attività cinetica non coordinata del bambino. Le note di Mozart, che si colorano di costante varietà, permetterebbero la realizzazione di una considerevole profondità cognitiva chiara già nelle prime manifestazioni della emergent literacy (termine coniato da Marie Clay, ricercatrice neozelandese, che si riferisce ai comportamenti osservati nei bambini in età prescolare di imitazione e simulazione delle attività di lettura e scrittura durante l’uso dei libri e del materiale per scrivere). Il legame tra musica e parola – orale e poi scritta – sta nel fatto che la musica è psicologicamente olistica nel senso che coinvolge tutto il cervello in quanto le sue differenti componenti sono verosimilmente processate attraverso circuiti diversi (Fondamenti neuroscientifici della musicoterapia, Enrico Granieri – Dipartimento di Discipline medico-chirurgiche della comunicazione e del comportamento Univ. di Ferrara, 2012).

Quindi, perché non pensare che la emergent literacy non possa avere connotati musicali (emergent musical literacy)?

Ecco un link che ci aiuta a rispondere ai nostri dubbi:

http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0078946

 

 

 

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