Babbo Natale esiste!

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BABBO NATALE
In questi giorni di preparazione al Natale, in giro per negozi e centri commerciali – iperattivi e a tratti schizofrenici – assistere a scene tristi e deludenti in cui mamme e nonne rimproverano i propri bambini per la loro vivacità minacciandoli di non ricevere i doni di Babbo Natale perché sono irrequieti e disubbidienti oppure di non essere di già stati buoni e bravi per cui da loro dalla Lapponia non arriverà nessuno, è semplicemente una sconfitta pedagogica!
Chi ricorda di essere stato bambino e, ancor più, ricorda cosa si sente ad esser bambino, dimostra crudeltà se si permette gratuitamente di rompere, stralciare, sminuzzare e triturare i bisogni di fantasia, sogno e immaginazione che di diritto naturale spettano ai bimbi.
L’immaginazione infantile e la poesia che l’accompagna non sono né credulità, né puerilità, ma intelligenza distillata in un’altra dimensione.

COSA INSEGNA LA PSICOLOGIA DELLO SVILUPPO IN PROPOSTO?
La dimensione in cui i bambini in età prescolare manifestano la loro intelligenza intrisa di connotati fantastici e creativi è dovuta al fatto che la loro capacità cognitiva porta categorie quali la fantasia e la finzione ad aderire semplicemente ai contesti sperimentati nel qui ed ora dai bambini. Se chiediamo ad un bambino di raccontare una storia altamente aderente alla realtà (es. Filippo va a scuola in un giorno di pioggia, ma dimentica l’ombrello. Che cosa accadrà a Filippo?) il nostro piccolo ascoltatore sciorinerà un racconto che aderirà fedelmente alla realtà della sua esperienza. Se, d’altro canto, chiediamo allo stesso bambino che cosa succede se Filippo mentre va a scuola incontra in una pozzanghera un dinosauro, stiamo certi che il fedele ascoltatore racconterà allo stesso modo una storia aderente la sua fantasia e il suo mondo magico.
Gli studiosi ci informano che ciò non ha a che fare con la metarappresentazione propria della cognitivita’ adulta (determinata da uno sforzo razionale), ma semplicemente con un parallelismo tra realtà e finzione in cui i bambini sono maestri senza alcunché di patologico e a tale proposito è necessaria solo la componente di familiarità del contesto.
I bambini sono perfettamente in grado di saltare da un contesto all’altro e, a volte, ciò aiuta loro anche nel riordinare personaggi e contesti confusi tra realtà e finzione. È il caso dei dinosauri e di Babbo Natale che sono sia reali sia fantastici…alla fine il passaggio dalla finzione alla realtà sarà semplice ed agito in autonomia (Sharon e Woolley, 2004).

IL CONFINE TRA RELTA’ E FANTASIA
porgere fedelmente la storia di Babbo Natale ai nostri piccoli ascoltatori sottolineando i passaggi più importanti quali la scelta dei doni fatta a pennello per quella data persona, il pensiero del dono a chi ti vuole bene e a chi tu sei affezionato e grato, il segreto del pacco regalo, la pazienza dell’attesa, la condivisione dell’apertura dei doni….sono tutti elementi riferibili ad un modo sereno di percepire una sostanza (il Natale…una nascita ed una rinascita continua) che appartiene universalmente a grandi e piccini. Non ci sarà bisogno di dire un giorno che Babbo Natale non esiste ed è un’invenzione per i bambini, ne’ sarà necessario mettere in dubbio la bontà e la generosità di Babbo Natale che viene per tutti! La storia non racconta di tali malvagità e con la storia tutti possiamo “fare finta che”.

IL BISOGNO DI CREDERE A BABBO NATALE
L’importanza di credere in Babbo Natale non ha a che fare solo con la tradizione e la cultura, ma con l’assunto che noi da piccoli aspettandolo siamo intimamente certi che qualcuno al di la’ dei nostri genitori ci vuole bene, ci ama anche se non ci conosce personalmente. Io sconosciuto con il pancione e con la barba bianca, di rosso affettuoso vestito, ci consideri da un punto lontano del mondo. Per lui siamo buoni e degni di ricevere un dono solo perché esistiamo e siamo bambini.
Il suo aspetto pacioso è simbolo di generosità ed in essa siamo compresi noi tutti da piccoli!
Per tornare all’immagine crudele di nonne e mamme streghe, un no davanti ad un verbo indica un diniego secco. Netto. Un bimbo che riceve un no deve avere il tempo di metabolizzare un’azione che non gli è consentita più. Anche per costruire un muro c’è un progetto ed il muro non compare di incanto. Durante la sua costruzione, si ha il tempo di vederlo salire su da terra. Si ha il tempo di capire e rimodulare la nostra presenza, il nostro pensiero davanti ed in rapporto a quel limite.
Il no secco e netto è pericoloso, preclude al bambino la possibilità di capire cosa stia accadendo al suo pensiero in espansione.
Perché quindi tarpare le ali a ciò che N. Ghezzani considera l’espansione dell’embrione psichico? Davanti a noi c’è un bambino che sta crescendo e noi dobbiamo permetterglielo, dobbiamo offrirgli gli strumenti e tutti i mezzi per farlo. I bambini amano inventare storie, nomi, personaggi perché si allenano ad ipotizzare le possibilità della loro esistenza presente e futura. Loro sì che sanno come inventari il futuro perché creano possibilità, custodiscono sogni e visualizzazioni che li portano a sperimentare se stessi e gli altri. Così si sviluppo l’intelligenza, questo è il modo per inventare la vita!
In fondo, non c’è niente di diverso dalle tecniche di progettualità di cui gli adulti vanno fieri, pensiamoci! Il modo di pensare magico del bambino apporta gioia e buonumore e al contempo sviluppa la facoltà di immaginare e di pensare “fuori dal contesto”. L’immaginazione è una parte importante del pensiero necessaria per la risoluzione di problemi, funzioni fondamentali della capacità cognitiva. Il bambino per padroneggiare la realtà ha bisogno di ricorrere al pensiero magico e di credere all’angelo custode, alle fate, agli elfi, a Babbo Natale e a tutti quei magici personaggi che popolano la sua fantasia.
Quindi, Babbo Natale esiste! anche per i grandi che sono esempio per i piccoli specialmente in fatto di bontà, generosità, altruismo e via discorrendo con una sfilza di “cose” dimenticate e che permetterebbero al mondo di riprendere a crescere.
Buon Natale!
M.C.

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