didattica consapevole

LA CURA E LA TENEREZZA
Ogni anno nuovo è un dono. È come aprire la pagina di un quaderno e scrivere sul foglio immacolato parole che comporranno progetti, realizzeranno novità, definiranno buoni propositi.

Chi si occupa di pedagogia sa probabilmente un po’ di più di altri a cosa mi riferisco: pensare cose nuove, trovare il modo per metterle in pratica, cercare strade percorribili o, almeno, appropriate agli obiettivi da raggiungere, tendere verso la meta, visualizzarla quanto possibile e agire affinché essa si raggiunga.

Chi si occupa di pedagogia ha una marcia in più! Tra le parole del nuovo anno, tra le righe dei nuovi propositi, tra i progetti da rendere vivi, nelle ricette della buona pratica educativa, il pedagogista mette alcuni ingredienti irrinunciabili.

 

Primo tra tutti Il senso di cura. Nel pensare, nello scrivere, nel parlare, nel sostenere, nell’incoraggiare, nel sorridere e nello spronare.

Che ci si rivolga ad una mamma dubbiosa, ad un papà invisibile, ad un bambino impaurito o, altrimenti, che ci si rivolga ad un collega che collabora in una trattazione o ad un generico professionista dell’animo umano, allora, ciò che il pedagogista non dimentica di adottare è la cura.

È cura stare vicino alle emozioni altrui, accompagnare i primi passi verso percorsi mai calpestati, comprendere ciò che sente chi ti guarda negli occhi ed è cura ascoltare e non sovrastare con le proprie congetture chi vuole essere ascoltato, accolto, voluto ed è cura dubitare di avere una risposta comunque e quantunque. Non è la risposta verbale l’essenziale, ma essere lì accanto e cercare soluzioni insieme. Soluzioni che l’empatia stimola verso una crescita biunivoca.

Il senso di tenerezza è il secondo ingrediente.

Così com’è tenera una mamma con il suo bambino appena nato e voluto, com’è protettiva una donna con il suo bambino appena adottato, com’è devota una figlia con la sua mamma anziana, com’è delicato un papà con il proprio bimbo che incontra per diritto di visita, ecco! Questa è la tenerezza pedagogica, che quando manca nella relazione educativa (familiare, filiale, relazionale, scolastica, generazionale, di consulenza), la stessa relazione diventa altro. Diventa incontro-confronto r(el)azionale, fine a se stesso, algido e con scopi immediati e risolutivi.

 

Cura e tenerezza. La prima stabilisce una gerarchia la seconda smussa gli angoli definiti dalla relazione (chi ha cura ha gli strumenti per trasferire risposte ai bisogni, chi riceve la cura esprime un bisogno). Con la cura si veicola l’educazione, con la tenerezza si veicola l’accoglienza incondizionata dell’altro diverso da sé.

 

Cura e tenerezza sono ingredienti da usare, altrimenti il danno in educazione diventa irreparabile. Con loro si riempie di significato e di profondità l’animo del bambino che cresce, dell’adolescente che dubita e che prova rabbia, con la cura e la tenerezza si riempie di coraggio e di speranza l’adulto che non sa come fare con i suoi figli. Con la cura e con la tenerezza si produce senso che costruisce e che non distrugge, né uccide, né annienta l’Umanità, il nostro grande progetto sempre in costruzione.

710total visits,2visits today

Lascia un commento