Il viaggio di Sara

Sara, con la sua mamma, vuole conoscere il mondo e chiede di viaggiare. È un modo per la piccola di andare alla scoperta delle sue origini*. È un modo per mamma e papà di intraprendere l’accompagnamento verso queste, di prenderla per mano, metterle le ali e farle intraprendere il viaggio che la impegnerà per la vita.

Il viaggio che li coinvolgerà tutti a tutto tondo, insieme. Con il cuore e con la mente.

IL GRANDE ATLANTE ILLUSTRATO, Bone Emily – Edizioni Usborne , 2016

 

Sara parte da una postazione privilegiata dell’Europa occidentale e dimostra di aver gusto artistico ed estetico! Parte, infatti, dalla Gioconda e subito dopo non disdegna il paese di Babbo Natale ed ancora, a bordo di un aereo, arriva in Antartide facendo un grande inchino alla Nigeria.

Ecco come la nostra piccola Sara ogni giorno consapevolizza la sua esistenza

La ripetizione rituale che Sara richiede quotidianamente non ha propriamente a che fare con la specificità delle origini, ma ad essa si coniuga. Bettlehiem parla di magie, di eroi, di eventi fantastici di cui un bambino ha bisogno affinché possa interiorizzare la realtà esterna e accomodarla alla propria interiore. Sara, come qualsiasi bambino, ha bisogno di sicurezze, di emozioni stabili e sempre meglio assimilate.

Lettura dopo lettura, racconto dopo racconto, la sicurezza di Sara aumenta e mamma e papà le saranno accanto anche per incoraggiare, con i tempi da lei richiesti, nuovi stimoli, nuovi tentativi e nuovi percorsi.

*art. 28 comma 1, L. 284/83: il minore adottato è informato di tale sua condizione ed i genitori adottivi vi provvedono nei modi e nei termini che essi ritengono più opportuni – comma 5 l’adottato raggiunta l’età di 25 anni può accedere ad informazioni che riguardano la sua origine e l’identità dei propri genitori biologici. può farlo anche raggiunta la maggiore età se sussistono gravi e comprovati motivi attinenti alla sua salute psicofisica.

 

 

 

Filippo e Serena hanno adottato Sara. Lei era piccolissima e ancora non sapeva che la sua mamma non l’avrebbe mai più vista. Sapeva solo che aveva bisogno della mamma e, sempre piccolissima, ha incontrato Filippo e Serena.

Sara ha scelto di aggrapparsi alla vita agganciandoli per sempre.
Lei ha fatto una scelta.

Mamma Serena e papà Filippo sono entusiasti e senza parole dapprincipio. In seguito capiscono che Sara è la realizzazione dei loro sogni più profondi. Infatti, sono portatori di un messaggio nobile: la nostra esperienza vuole essere un inno alla vita che si accoglie giorno per giorno, indipendentemente dal legame di sangue.

Filippo, Serena e Sara sono una famiglia ora. Sara è una bimba dalla pelle color cioccolata, nata sul territorio italiano dove costruirà la propria identità, determinata a sorvolare oceani e continenti, a percorrere strade asfaltate e salite impervie, a scavalcare muri che, se troppo alti, lei colorerà di tutti i colori dell’arcobaleno senza tralasciare sfumature d’ingegno.

Filippo, Serena, i nonni, i cugini e tutti i parenti intorno, saranno le persone che negli occhi di Sara si rispecchieranno per definire un senso nuovo delle cose, delle esistenze, della Vita. Guardando negli occhi la nostra bimba, ci diciamo sempre più convinti che ciò che vince sempre, nonostante tutto, è la Vita con la V maiuscola: quel flusso vitale in costante divenire che fa muovere il mondo e lo rigenera, nonostante la fragilità umana.

Un abbraccio spettacolare a Sara, maestra di Vita.

 

 

 

“La mia famiglia selvaggia” di Laurent Moreau è un albo illustrato che aiuta, chi lo ammira e chi lo legge, a mettersi nei panni degli altri perché siamo incredibilmente abituati a vedere le cose solo da una prospettiva personalissima quale è la propria.

Mi piace molto la recensione delle Galline Volantihttp://gallinevolanti.com/la-mia-famiglia-selvaggia/ – perché la bambina protagonista del nostro libro potrebbe benissimo essere una bambina che arriva da un paese diverso per entrare in una nuova famiglia. Ed è sacrosanto considerare in questo caso che è la famiglia nuova ad entrare nel suo mondo infantile e non viceversa.

La bambina che descrive la sua famiglia selvaggia dipinge alla perfezione le sue relazioni affettive usando un linguaggio antropomorfico. Si sa, i bambini trasferiscono le abilità fantastiche degli animali ai modelli umani della loro intima realtà. Il fratello maggiore ed il minore, il papà e la mamma, la nonna ed i cugini, sono tutti animali disegnati con tratti decisi e d’effetto dall’abile mano dell’autore-illustratore; essi appartengono ad un mondo che solo i bambini riescono a catturare fisicamente e cognitivamente.

È un mondo misurato attraverso le sue emozioni vissute ed i sentimenti che gli altri suscitano in lei.

Le caratterizzazioni del leone, della giraffa, dell’elefante, dell’uccello, della civetta, dell’orso, del pavone e delle scimmie sono tipicamente umane per la nostra bimba.

Il leone è autorevole nel suo silenzio e nello sguardo profondo. È proprio un papà che, un po’ pigro, detta legge (è il re della foresta, d’altronde!) solo con la sua presenza.

La giraffa è superiore a tutti e, l’altezza di cui è portatrice, insegna qualcosa di importante: da lassù lei riesce a vedere tutto, a leggere ciò che da qua sotto non si vede, ad esempio lei legge bene le dinamiche della famiglia in tutto il suo complesso. Proprio come fa una mamma! Lei sì che non si arrabbia subito e perdona amorevolmente. Ma lei, quando cammina per strada, è altera, forse a volte altezzosa: lei solo sa che per difendere la prole si devono tenere bene le distanze dalla massa invidiosa.

Il fratello maggiore è un elefante. Si vede e si fa vedere, si distingue, è possente e tenero al contempo. Il fratello maggiore deve essere presente, ma non aggressivo per stare accanto ai fratellini e alle sorelline, è importante che si noti. Solo in casi estremi può diventare aggressivo, giusto il tempo di alzare il naso al cielo o la zampa un tantino sopra il terreno, a mo’ di avvertimento! Sa che i piccoli credono in lui è restituisce loro sicurezza.

Il fratellino minore è un uccellino che canta e sogna anche in contesti che, a dire il vero, non lo consentirebbero nella forma. È colorato ed eccentrico. È divertente ed è da coccolare. Accanto a lui, la bambina probabilmente si sente “maggiore” e capace di restituire la sicurezza appresa dall’elefante!

La nonna è una figura imprescindibile, presente, paziente, casalinga perché alla sua veneranda età se lo può permettere, si gode i piaceri del tempo rallentato in cui i nonni sono specialisti! È una saggia civetta osservatrice e attende che la vita si sveli a tutti.

Il nonno gentiluomo, lento come chi porta con sé tanti anni pesanti e preziosi, è un cervo con delle corna in testa ramificatissime (proprio come nei cervi anziani!) perché sono anni ed anni che crescono sul suo capo così grandi ed evidenti tanto da farlo notare a tutti, semmai qualcuno non lo dovesse capire!  È la sua carta di identità per la reverenza che incute quel particolare copricapo, quasi una corona regale, pungente come una corona di spine, eh sì!  I sacrifici di una lunga vita!

Zia e zio sono due persone che si compensano e che satellitano attorno agli affetti familiari. Da una parte un pavone sensibilmente femminile, agile, socievole, eccentrico, da ammirare e, dall’altro canto, un orso goloso dedito alla pigrizia e alla buona cucina. Cosa vede la nostra bambina in loro? Probabilmente da un lato la naturalezza di una parte esteriore, libera, senza pregiudizi e dall’altro lato un’interiorità domestica perimetrata da una tavola imbandita attorno alla quale sta una famiglia accogliente, rispettosa dei ruoli e teneramente unita.

Altri personaggi familiari ruotano attorno alla personalità della nostra bambina e tutto sta nello scoprire quale percezione ne ha la nostra protagonista. Un gioco divertente e colmo di particolari da scoprire.

Questa bambina è simpatica perché sincera con noi tutti: ci accoglie nel suo mondo emotivo e lo fa evidenziando con delicatezza i punti di forza dei suoi affetti e anche i punti di debolezza e le sue difficoltà. Questa prospettiva la intravediamo se con il cuore bambino ci avviciniamo alle caratteristiche antropomorfe che appartengono agli animali che spiccano colorati dalle pagine robuste di un Signor Libro edito da Orecchio Acerbo Editore.

Chissà perché la nostra piccola bambina si descrive come una zebra, un quadrupede a strisce bianche e nere, che non corre lesto come un cavallo, né è agile nelle movenze come lui. Una piccola zebra un po’ goffa, timida, forse vulnerabile ed in cerca di protezione, consapevole di essere piccola, ma orgogliosa di essere parte di una famiglia speciale solo per il fatto che in essa si sente accettata.

BIMBI E TEATRO

I bambini sotto i 36 mesi di vita possono essere i protagonisti della loro crescita consapevole. Hanno la capacità, in verità, di operare con il proprio corpo, con il movimento -sia spontaneo sia intenzionale- usando il gioco simbolico nella ricerca della propria identità emergente.
In che modo? Interpretando le cose, le emozioni e gli spunti di storie che li coinvolgono all’interno di spazi laboratoriali teatrali fatti a loro misura. Il pensiero simbolico (Piaget, Vigotsky, Winnicot) osservato nel suo agire, dimostra tutta la sua pienezza espressiva da cui gli educatori del nido di infanzia possono partire per dare concretezza e spessore alla personalità nascente del bambino.
Roberto Frabetti ce lo conferma in un articolo scritto per Nidi di Infanzia (gennaio-febbraio 2017). Autore e attore de “La Baracca” – Testoni Ragazzi” di Bologna, egli ha fatto teatro con i piccolissimi con i quali ha istaurato dapprincipio un rapporto classico di attore-spettatore. Col tempo ed in considerazione del fatto che il teatro è il mezzo attraverso il quale si mediano contenuti ed emozioni, ha realizzato che i piccolissimi hanno una particolare propensione ad esprimere, appunto i contenuti e le emozioni attraverso una corporeità genuina in quanto nascente e naturale. L’articolo in particolare riporta esempi molto chiari in proposito.
Da adulti siamo molto più avvezzi all’uso di strumenti e mezzi per l’apprendimento per lo più cognitivi basati sul “verbale” e sul ragionamento astratto. Il bambino piccolo da parte sua è abile nell’esprimere il verbale (ancora in fase di costruzione) attraverso il movimento del proprio corpo. La mancanza del pensiero logico gioca a suo favore perché gli permette di usare un alfabeto fatto di gesti attraverso l’uso del quale parla ed interpreta muovendo il corpo, generando spazi attorno a sé, misurandoli e definendo se stesso. Il protagonista del palcoscenico medierà, quindi, un non verbale significativo che, senza alcun pudore, gli permetterà di scrivere con il corpo e di leggere i corpi degli altri. Egli diventerà un potente generatore di empatia ed userà questa per relazionarsi agli altri anche prima del tempo stabilito.
Il bambino che frequenta quindi il nido di infanzia è realmente capace di usare il proprio corpo come strumento di espressione simbolica ed è su questo assunto che le educatrici devono e possono far leva anche in un’ottica di prevenzione a disagi nella sfera del linguaggio, dell’apprendimento e dell’interazione con i pari.
Frabetti ci insegna che il bimbo entro i tre anni di vita quando è coinvolto in un laboratorio teatrale si muove attraverso scarabocchi gestuali sfruttando e maturando un alfabeto che gli consentirà di leggere il mondo e di interpretarlo con il proprio corpo e con il proprio movimento. E questa conquista si affiancherà come competenza motoria, ad integrare i livelli di verbalizzazioni presenti e futuri (movimento del corpo – rappresentazione simbolica di un moto interiore o di una storia – migliore verbalizzazione dell’azione appena agita attraverso la consapevolizzazione dell’emozione che l’accompagna, educazione emotiva).
L’acquisizione della maturità spazio temporale è il primo passo – aggiungiamo noi – nella presa di coscienza di sé, della costruzione, pertanto, della propria identità nascente. Una ricerca che non può prescindere da un approccio integrale ed olistico nel nido – luogo parallelo a quello familiare – di educazione e di socializzazione dei piccoli. Provare per credere!

https://www.testoniragazzi.it/doc.php?iddoc=311&lang=it