L’adozione fra le pagine di un libro

Marianne Dubuc è l’autrice di “Non sono tua madre” edito da Orecchio Acerbo Editore nello scorso febbraio 2017, un testo unico e tenero che parla di adozione e di accoglienza di qualcuno diverso da sé e non solo nei tratti somatici.
Fra le pagine colori pastello, le immagini sono nitide e ben definite.
La vicenda ha luogo su un albero, simbolo della vita, con le radici nascoste, un tronco ben piantato nella terra che si erge verso il cielo attraverso una fronda verde fitta di rami e foglie.
Otto è uno scoiattolo che vive tranquillo nella sua tana, trascorrendo giornate tranquille secondo ritmi ben conosciuti e abitudinari.
Il nostro scoiattolo vive su un albero rigoglioso, all’interno del quale vivono altri animali, come in un piccolo paese dove ci si conosce tutti. 
Un giorno, questo teatro boscoso diventa il palcoscenico di un’improvvisazione. Una palla verde si piazza sull’uscio di casa di Otto. Il piccolo padrone di casa passa dall’indifferenza nei confronti della novità, all’accoglienza di ciò che in essa si nasconde: un essere peloso che a lui per nulla somiglia, ma che lo chiama mamma.

Otto ribadisce più e più volte di non essere la mamma dell’essere peloso il quale, con rispetto e tatto, gli si rivolge chiamandolo Piu
Otto è testardamente determinato a cercare la mamma dell’essere peloso che nel frattempo cresce a dismisura. La ricerca della mamma è un’impresa molto difficile ed occupa giorni e giorni di lontananza da casa da parte di Otto. Lui vuole a tutti i costi trovarla. In casa, durante la sua assenza, rimane a vigilare l’essere peloso, che non smette di crescere, e si diletta a mantenere il nido pulito con la minestra calda sui fornelli che tanto piace a Otto. Il nuovo inquilino ascolta le parole di Otto e sa bene che fuori volteggia un’aquila in cerca di prede, per cui sta molto attento.
Otto torna a casa a mani vuote. Vaga di ramo in ramo, pensieroso e assorto nel problema che lo preoccupa. Troppo concentrato sul compito, Otto non si accorge che l’aquila lo ha puntato e quasi afferrato. Lo scoiattolo mamma avrebbe fatto la peggior fine se l’essere peloso non fosse intervenuto prontamente in sua difesa, sfoderando l’aggressività più dirompente ed esternando un istinto di difesa che solo un legame filiale è capace di dimostrare.
Otto vive ora con l’essere peloso, il ricordo della mamma da cercare e trovare è ormai lontano ed i due inseparabili, da allora, hanno affrontato tanti cambiamenti. L’essere peloso dopo qualche mese ha smesso, infatti, di crescere, particolare quest’ultimo che ha permesso ai due di non operare ulteriori cambiamenti. La casa, dopo piccoli e grandi aggiustamenti, ha raggiunto il suo assetto definitivo.
Mamma Otto o Piu o coma voglia dirsi, in effetti fa ed è la mamma dell’essere peloso che poi tanto peloso non è, che è anche gentile e che fa una minestra incredibilmente buona!

Il desiderio di adottare non coincide, a dire il vero, con il desiderio di essere chiamati mamma e papà. Esso è desiderio di fare famiglia, di accoglienza a tempo indeterminato, di condivisione e di crescita comune.
Il rispetto per le origini di chi si accoglie è cosa seria. Si deve tentare di ricostruire la storia dell’adottato sempre. Si deve rivelare l’adozione con limpidezza sin dal principio, con gli strumenti più idonei, ad esempio con un bel testo come questo di Orecchio Acerbo Editore che rivela un contenuto tanto complesso attraverso una storia emotivamente densa e lineare nella successione degli eventi.

Egregiamente portatrice di simboli che richiamano la relazione filiale e parentale, la storia di Otto (che diventa mamma) si concentra sulla casa, sui vicini fidati, sulla diffidenza dei nemici che predano, sulla minestra cucinata con amore, sulla comunicazione empatica e sulla solidità degli affetti, in particolare quelli che si cementano dopo un trauma (vedi il tentativo di aggressione da parte dell’aquila).

In fondo, non c’è vuoto affettivo che non possa essere colmato: un’adozione irrompe nella vita, sovrasta l’ambiente abituale, inonda della propria presenza tutto, induce al cambiamento. Lo fa con i suoi tempi ed i suoi spazi, quelli che portano a misurare diversamente l’esistenza di una nuova famiglia.

M.C.

1441total visits,1visits today

Lascia un commento