Siamo stati pensati da un’unica mente e veniamo direttamente dallo stesso bozzolo!

Potrebbe o no questa essere un’affermazione da trasmettere ai bambini volendo spiegar loro che siamo tutti uguali?

Il signore delle farfalle, di Silvia Roncaglia, illustrato da  Cristiana Cerretti, Sinnos Editrice

(La Sinnos editrice è un’Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale (ONLUS) che ha come finalità il reinserimento lavorativo di persone svantaggiate)

 

Un testo che potrebbe far germogliare la dimensione mentale, ma anche quella spirituale nella coscienza nascente dei bambini.

La storia fa teneramente  riflettere sull’ esistenza di un Signore al di sopra di tutto e di tutti  perché è il Creatore dell’universo.

Il Signore delle farfalle nel nostro pianeta ha assunto tanti nomi, a seconda della religione, delle popolazioni e delle etnie, ma Lui, puoi chiamarlo come vuoi; rimane, infatti, sempre lo stesso dovunque! Agisce allo stesso modo e tratta tutti con la stessa sicurezza usando attenzione e protezione, anche quando non sembra affatto che usi lo stesso metro di misura per tutti, grandi e piccini, seri e burloni, dritti e rovesci.

Ha creato le idee-uomini e le idee-donne che, a loro volta, hanno tante e tante idee farfalle! 

Lui, il Signore delle farfalle, ha  tante idee per tutti,  anche per quegli uomini e quelle donne che hanno cominciato a dire che questo è MIO e che quello è TUO, questo è BIANCO e questo è NERO.

Lui, con le idee, aveva pensato una terra senza limiti e senza barriere.

 

Le farfalle sono state pensate da Lui come la soluzione per superare limiti e ostacoli, muri e staccionate.

Le farfalle  saranno la soluzione anche in futuro perché le barriere sono ancora tante, ma per fortuna i bozzoli – da cui nascono – sono lì per far nascere le farfalle variopinte che si poggeranno dappertutto per indicare alle donne e agli uomini miopi e presbiti la propria bellezza fatta di colori.

Il libro ha, nella sua parte finale, una sezione che invita all’attività laboratoriale:

  • la scuola con classi multicolori,

  • la famiglia con bimbi provenienti da tutte le parti del mondo,

  • le associazioni che operano nell’intercultura

  • o  … chiunque lo volesse! Esclusivamente per il gusto della creatività e dell’arte, strumenti interculturali altamente educativi. 

È uno stimolo alla riflessione, è un momento di crescita, è un angolo per i nostri bimbi, è un laboratorio che ci stupirà per quanta creatività farà esplodere. 

È un testo pubblicato per la prima volta nel 1999 ed una seconda volta nel 2005.

Sì, è un testo datato, ma, come le farfalle figlie del Signore, è sempre all’opera perché di intercultura si parla costantemente ed i bimbi ne sono maestri.

Domani si festeggia il dot day, la giornata del punto!

 


(il testo qui commentato è in lingua spagnola perché il link suggerito è gratuito in rete)

Partiamo dal presupposto che il bambino è un artista. A noi piace molto pensare che lo sia. Anzi, noi siamo convinti che il bambino sia un artista. La sua arte, però, non è mai stata colta e percepita nel tempo nella sua totale bellezza.

Prendiamo ad esempio la sua prima espressione grafica, lo scarabocchio.
Lo scarabocchio viene di volta in volta nella letteratura scientifica definito “sconsiderato” (Schreuder, 1902), “privo di senso” (Prantl, 1923), “impulsivo” (Bechterew, 1911), “disinteressato” (Fonzi, 1968), “ senza scopo” (Burt, 1921), “ di va e vieni” (Meyers, 1957), “ vegetativo-motorio” (Bernson, 1957). Anche Piaget non ha grande considerazione dello scarabocchio, lo considera, infatti, una forma di esercizio e di puro gioco (Piaget e Inhelder, 1966).
La stessa letteratura scientifica, nel corso della sua approfondita ricerca pedagogica, ci rivela che il bambino impara precocemente a manipolare con affetto le cose “buone” e a colpire le cose che gli suscitano dolore, cioè le cose “cattive”. È proprio da queste azioni pregne di affettività e di espressività, che nasce il tratto lasciato su un foglio da un bambino.
I primi scarabocchi fanno la loro comparsa nel secondo anno di vita ed è appurato a tutt’oggi che la loro produzione da parte del bambino abbia carattere intenzionale:  non cogliere in essa una intenzionalità è piuttosto un limite di noi osservatori e non del bambino. Il nostro piccolo artista esprime sé stesso attraverso un significante, il tratto grafico.

Il 15 settembre, domani, ricorre l’anniversario della pubblicazione del libro “Il punto” di Peter H. Rynold, autore ed illustratore. Dal 2009, anno di pubblicazione  del libro, un gruppo di insegnati e di educatori ha cominciato a celebrare questo anniversario come la giornata internazionale del punto, una giornata per la scuola in cui i bambini ed i ragazzi esplorano la potenza prodotta dai temi suggeriti dalla straordinaria storia di Rynold: il coraggio, la creatività, l’espressione di se’.

 

L’idea dell’autore è, in particolare, quella che la giornata celebri

il potere dell’insegnamento creativo.

Il Punto racconta la storia di un’attenta, perspicace e creativa insegnante che “aggancia” un’allieva riluttante attraverso una modalità estremamente creativa. Vashti non crede nelle proprie capacità e durante l’ora di arte non disegna come fanno gli altri. Non disegna nulla. Lascia il foglio in bianco.

Accortasi di ciò, l’insegnante invita Vashti ancor più ostile, a lasciare un segno sul foglio e ad attendere dove questo la condurrà. La piccola disegna giusto un punto su un foglio, anche con una certa veemenza! 

(trad: Vashti lasciò un segno premendo la matita sul foglio in un sol colpo. “Ecco!”)

Sempre seguendo l’invito della sua insegnante, Vashti appone la sua firma sul foglio ora non più bianco.
La settimana successiva, durante l’ora di arte, Vashti scopre che l’insegnante ha incorniciato preziosamente il suo punto. Rimane incredula, sbalordita e lusingata.


Con tanti colori e pennelli messi a sua disposizione durante quello spazio creativo, Vashti ora riesce a riprodurre la sua opera in tanti altri modi, inizia a riprodurre il punto con colori e dimensioni diversi. Esposte, quindi, in una mostra di pittura, le sue opere da lì a breve divennero sensazionali.


Il testo si chiude con Vashti che aiuta un altro piccolo allievo, sconfortato perché si sente incapace di disegnare, ma che le chiede aiuto.

Ora Vashti sa di poter infondere coraggio,  di spronare alla creatività e di far apprezzare l’espressione di sé anche e solo attraverso un segno, il proprio.

Qualcuno, che ha creduto in lei. glielo ha insegnato con l’esperienza del punto e non solo a parole!

https://www.slideshare.net/nataliagiovannoni

Promo 18APP

Tutti i bambini dovrebbero prendere esempio da Giovannino Perdigiorno, il piccolo eroe emerso dalla sublime fantasia di Gianni Rodari, che a tempo perso girovaga fra i pianeti dell’universo.
Sarebbe una buona idea se i grandi insegnassero ai propri bambini che, ad esempio, le persone “zuccherose” dovrebbero avere un po’ di “sale in zucca”.

Oppure che gli uomini di sapone, puliti ed odorosi, dicono parole che sono bolle di sapone, ma che se il vento le coglie all’improvviso ne rileva un bel niente dentro!


Sfogliando le pagine del libro, i grandi con i piccini scoprirebbero che gli uomini di ghiaccio hanno deciso di togliersi il cuore perché scaldava troppo (!) e che, quindi, è molto meglio non star loro vicini perché si rischia il congelamento!


Proseguendo farebbero una sosta su un pianeta in cui esiste, nonostante brilli il sole, gente malinconica e pessimista.

E’ bene, anche qui, star lontano – pensa Giovannino – perché la speranza è un buon ingrediente per crescer bene e crescer sani  e questa gente non la considera neanche per sogno come una possibilità di affrontar la vita!

C’è anche un pianeta fanciullo dove i grandi sono rimasti piccini e stanno bene così, a dirla come loro, ma Giovannino li saluta chiamandoli “fifoni” e va via da lì per sempre.

 


Esiste, inoltre, il paese dei NI dove vive chi non sa dir no o sì. Giovannino fa bene a scappare perché prendere una decisione non è da insulsi, anzi è un bene avere le idee chiare su tutti gli argomenti della terra!

Giovannino attraversa diversi pianeti che conosce e da cui riparte per prendere strade più … costruttive, diciamo, e per permettere a se stesso di crescere sperimentando il mondo, anche emotivo, fatto di sfaccettature variopinte.

A pensarci bene questo è proprio un bel libro per intraprendere un viaggio in poltrona con mamma e papà: tra le rime armoniose, per conoscer parole nuove, per giocare con le sillabe, per ascoltare i suoni gemelli tra frasi mai noiose.

Insomma, il maestro universale della Grammatica della fantasia (Rodari, 1973) ci aiuta anche questa volta a prendere dimestichezza con la lingua italiana, con la lingua madre, con quello strumento che ci rende originali, ma soprattutto liberi di esprimerci nella nostra personalità.

Un viaggio che comincia da piccini.

Per tutti i bambini, anche quelli speciali!

 

I viaggi di Giovannino Perdigiorno, Gianni RODARI, illustrato da Valeria PETRONE, Edizioni EL

 

Fra pochi giorni si torna a scuola.

Tutti i bambini che stanno per entrare nelle loro classi, incontreranno i loro compagni; che si tratti di nido, di scuola dell’infanzia o di scuola primaria, tutti inizieranno o continueranno – per chi è più grandicello – l’esperienza della condivisione, della socializzazione e dell’incontro con l’altro.

Stando un po’ attenti – e riflettendoci su – mamme, papà ed insegnanti possono riconoscere che, sin dal primo giorno di scuola, si pongono le basi per i futuri “proprietari del nostro pianeta”!

Nelle classi, nei corridoi, nelle aule mense si vedranno bimbi diversi fra loro che si incontreranno, si scontreranno, si aggregheranno e litigheranno per fare pace, si spera, e per crescere grazie a queste interazioni.

Noi adulti saremo vigili e, andando al di là dei nostri preconcetti, aiuteremo i nostri bambini a capire che tutti loro hanno uguali diritti (in particolare emotivi) anche se sono diversi tra loro o, forse proprio per questo! Perché tutti i bambini sono singolari, hanno colori diversi, pregi e difetti unici, ma emozioni uguali! Felicità, rabbia, tristezza, paura …

Capita a volte che, non avendo nulla da fare, ci si intestardisca puntando il dito contro un difetto di chi ci sta di fronte. Può succedere, quindi, che il leone nella foresta se la prenda con la tartaruga perché è “lenta” o che la formica alzando le antennine gridi contro la giraffa dal collo lunghissimo e sottolinei il fatto che sia troppo “alta”

 

 

o ancora che la puzzola disturbi il leone perché “chiassoso”!


Ecco, può succedere che essere arrabbiati con sé stessi o con non si sa chi, invece di provare a capire cosa scateni questa emozione, ci fa vedere il difetto dell’altro.

La colomba, che viene dall’alto e che quindi vede le cose da un punto differente da quello dei singoli animali, arriva in soccorso.

Lei fa una scoperta importantissima quando mette in risalto i pregi di tutti. Infatti, quando parla con tutti i nostri amici animali, afferma che prova amore per loro proprio per quel difetto per il quale erano stati prima offesi gratuitamente!

E non solo! La risposta incredula di ogni animale è “veramente?” con gli occhi sgranati.

Ecco, probabilmente c’è bisogno che qualcuno dica ad alta voce che ci vuole bene affinché noi crediamo di essere giusti!

Probabilmente l’autostima viene da fuori per rafforzare quello che crediamo che in noi non vada.

È una lezione per i grandi perché i bambini ce la insegnano subito e in modo diretto. Proprio come tutti gli animali che, da arrabbiati, diventano felici, nonostante non abbiano ancora niente da fare.


Gli animali erano arrabbiati, William Wondriska, Corraini Edizioni, 2011

 

http://www.edizionilpuntodincontro.it/?refid=12513