A PROPOSITO DI CREATIVITÀ E DI AUTOSTIMA!

Domani si festeggia il dot day, la giornata del punto!

 


(il testo qui commentato è in lingua spagnola perché il link suggerito è gratuito in rete)

Partiamo dal presupposto che il bambino è un artista. A noi piace molto pensare che lo sia. Anzi, noi siamo convinti che il bambino sia un artista. La sua arte, però, non è mai stata colta e percepita nel tempo nella sua totale bellezza.

Prendiamo ad esempio la sua prima espressione grafica, lo scarabocchio.
Lo scarabocchio viene di volta in volta nella letteratura scientifica definito “sconsiderato” (Schreuder, 1902), “privo di senso” (Prantl, 1923), “impulsivo” (Bechterew, 1911), “disinteressato” (Fonzi, 1968), “ senza scopo” (Burt, 1921), “ di va e vieni” (Meyers, 1957), “ vegetativo-motorio” (Bernson, 1957). Anche Piaget non ha grande considerazione dello scarabocchio, lo considera, infatti, una forma di esercizio e di puro gioco (Piaget e Inhelder, 1966).
La stessa letteratura scientifica, nel corso della sua approfondita ricerca pedagogica, ci rivela che il bambino impara precocemente a manipolare con affetto le cose “buone” e a colpire le cose che gli suscitano dolore, cioè le cose “cattive”. È proprio da queste azioni pregne di affettività e di espressività, che nasce il tratto lasciato su un foglio da un bambino.
I primi scarabocchi fanno la loro comparsa nel secondo anno di vita ed è appurato a tutt’oggi che la loro produzione da parte del bambino abbia carattere intenzionale:  non cogliere in essa una intenzionalità è piuttosto un limite di noi osservatori e non del bambino. Il nostro piccolo artista esprime sé stesso attraverso un significante, il tratto grafico.

Il 15 settembre, domani, ricorre l’anniversario della pubblicazione del libro “Il punto” di Peter H. Rynold, autore ed illustratore. Dal 2009, anno di pubblicazione  del libro, un gruppo di insegnati e di educatori ha cominciato a celebrare questo anniversario come la giornata internazionale del punto, una giornata per la scuola in cui i bambini ed i ragazzi esplorano la potenza prodotta dai temi suggeriti dalla straordinaria storia di Rynold: il coraggio, la creatività, l’espressione di se’.

 

L’idea dell’autore è, in particolare, quella che la giornata celebri

il potere dell’insegnamento creativo.

Il Punto racconta la storia di un’attenta, perspicace e creativa insegnante che “aggancia” un’allieva riluttante attraverso una modalità estremamente creativa. Vashti non crede nelle proprie capacità e durante l’ora di arte non disegna come fanno gli altri. Non disegna nulla. Lascia il foglio in bianco.

Accortasi di ciò, l’insegnante invita Vashti ancor più ostile, a lasciare un segno sul foglio e ad attendere dove questo la condurrà. La piccola disegna giusto un punto su un foglio, anche con una certa veemenza! 

(trad: Vashti lasciò un segno premendo la matita sul foglio in un sol colpo. “Ecco!”)

Sempre seguendo l’invito della sua insegnante, Vashti appone la sua firma sul foglio ora non più bianco.
La settimana successiva, durante l’ora di arte, Vashti scopre che l’insegnante ha incorniciato preziosamente il suo punto. Rimane incredula, sbalordita e lusingata.


Con tanti colori e pennelli messi a sua disposizione durante quello spazio creativo, Vashti ora riesce a riprodurre la sua opera in tanti altri modi, inizia a riprodurre il punto con colori e dimensioni diversi. Esposte, quindi, in una mostra di pittura, le sue opere da lì a breve divennero sensazionali.


Il testo si chiude con Vashti che aiuta un altro piccolo allievo, sconfortato perché si sente incapace di disegnare, ma che le chiede aiuto.

Ora Vashti sa di poter infondere coraggio,  di spronare alla creatività e di far apprezzare l’espressione di sé anche e solo attraverso un segno, il proprio.

Qualcuno, che ha creduto in lei. glielo ha insegnato con l’esperienza del punto e non solo a parole!

https://www.slideshare.net/nataliagiovannoni

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