È un libro tenero, delicato, immenso come l’amore di un padre per un figlio voluto.

Francesco è un bimbo che nasce prima del tempo e ciò nonostante è un super bambino, anzi ancora di più, un bambino supercromosomico, mandato in missione per salvare il papà e forse un giorno anche il mondo.

Francesco ha anche un nonno saggio che sa bene come va la vita perché preferisce ripetere nella sua missione educativa che chi non accetta non merita. Ora, il papà di Francesco capisce bene cosa intendeva con queste parole.

Il piccolo Francesco ha naturalmente una mamma che lo accetta, poco a poco, ma che smetterà di farlo per, infine, immensamente amarlo, proprio come si fa con un figlio.

Il libro è una lettera dettagliata e minuziosa, scritta da un papà al proprio piccolo bambino nato sfoggiando orgogliosamente la propria specialità.

Abbiamo il fondato sospetto che suo figlio sia affetto da una malattia genetica: la trisomia 21, riferisce la genetista quando ha dovuto mettere al corrente il padre dello stato delle cose. La dottoressa ha dovuto ed ha fatto in modo di consegnargli una fredda descrizione della patologia di Francesco che lui conserva in tasca, anche se il messaggio migliore e personale che lei ha potuto dargli in quel frangente di disorientamento è un altro, è unico. Madre di sei figli ammette che nessuno di loro è come l’avrebbe voluto e nessuno è come non l’avrebbe voluto, io in tutta sincerità credo che quel che viene in questa vita viene perché ne abbiamo bisogno.

Il papà di Francesco è un progettista come professionista, persona razionale e sicura sempre di sé e del progetto familiare che ha iniziato a costruire con sua moglie, la sua compagna, la mamma di Francesco. Un uomo che non ha sconfinato mai oltre il mondo dei normali, e che si è mosso con sicurezza fra i vincenti.

Lo stesso uomo scopre poco per volta ciò di cui ha realmente bisogno, attraverso varie fasi di pensiero e di realtà, scontrandosi con le proprie paure, con i limiti che queste impongono, con i propri pregiudizi, con quelli degli altri, contro quelli delle infermiere insensibili, con  il senso di colpa,  con se stesso. Lui ha bisogno di cambiare lo sguardo sul mondo e Francesco gli insegnerà a farlo.

Ma Francesco è un pesciolino che naviga nella sua astronave, l’incubatrice, a cui è costretto per ben due volte di seguito, prima di respirare a pieni polmoni l’amore di mamma e papà non tanto costruito, quanto svelato. In particolare quello del papà che capisce mano a mano, con grande coraggio, chi il piccolo Francesco sia, ovvero il suo Salvatore. Ma a questa grande verità ci arriva confrontandosi ed ascoltando altri papà che trascorrono il loro tempo, pesante di fresca paternità, tra le incubatrici, le astronavi dei loro bimbi speciali.

Ad esempio, il papà di Nicola – un bimbo vissuto giusto il tempo di fare a lui il dono di una grande eredità –  trasmette una verità immensa al papà di Francesco: non importa se mio figlio mangerà da solo, … se parlerà o se non ci riuscirà … Quello che so, che sento, che ho capito, … è quello che noi saremo capaci di fare, quello che noi saremo disposti a diventare, conta se noi saremo capaci di arrivare alla sua altezza.

 È il racconto prezioso di una paternità che si svela nella sua essenza. È il figlio che la forgia, è Francesco che costringe il papà a guardare se stesso nel divenire genitore in modo incondizionato e indissolubile.

Quando il papà di Francesco riesce con il cuore libero e innamorato a dirgli attraverso il vetro dell’astronave ti prometto che farò ogni cosa per renderti felice, lo sta dicendo proprio al bimbo speciale che è, e che sempre sarà, quello che nelle popolazioni degli indiani d’America – rimarcava la dottoressa genetista – sarebbe  stato considerato un dono degli dei!

 

Dormi, dormi – dopo giorni tranquilli ed enormi – pesciolino scivolato al mio fianco – sei venuto al modo e sei stanco – riposiamoci dallo stupore – ci saranno mille giorni d’amore – ora dormi e riposa il tuo cuore …

 

 



 

Gioco cardine dell’esperienza per apprendere

Ho assistito alla pratica del metodo Feurstein volta alla maturazione di concetti spaziotemporali che si apprendono col fare e con il supporto di  una guida – il mediatore – figura che facilita lo svolgimento del compito orientandolo verbalmente verso la sua definizione. È qui che si evidenzia l’azione di mediazione quale fulcro del processo di apprendimento. Mediare, secondo l’approccio Feuerstein, vuol dire condurre a padroneggiare il proprio processo di pensiero.

La facilitazione ha in sé un impegno considerevole, una prova di parafrasi che aiuta a crescere e sviluppare le proprie doti ed i talenti di educatore! Che tu sia insegnante di sostegno, insegnante curricolare, mamma o papà, devi darti da fare ad argomentare, a ragionare, a sviluppare altre tue competenze trasversali perché a cambiare e ad apprendere non c’è solo il discente, ma tu che medi la relazione di apprendimento cognitivo.

Nello specifico, “un educatore – secondo Feuerstein – è veramente pronto ad assumere il proprio ruolo quando condivide questi principi:

  • Gli esseri umani sono modificabili

  • La persona che sto educando è modificabile

  • IO sono in grado di modificare la persona che sto educando

  • IO stesso posso (e devo) essere modificato

  • La società può (e deve) essere modificata dall’apporto delle singole persone che la compongono”*

Le sperimentazioni del metodo testimoniano che tutti i bambini, da qualsiasi livello cognitivo (Potenziale d’apprendimento) comincino, sono propensi ad apprendere a incasellare questo nostro mondo che, da magico quale percepito da piccolissimi, deve diventare governabile con la mente, altrimenti li sovrasterà senza lasciarsi com-prendere.

Il nostro cervello è plastico, è modificabile e modifica la struttura e le funzioni del sistema nervoso, questa è la certezza per la quale i bambini con maggiori difficoltà a scuola e a casa hanno le stesse possibilità di apprendimento  degli altri bambini, hanno la possibilità di salire in alto lungo i pioli di quella scala, appoggiata all’albero, che permetterà loro di raggiungere i frutti più buoni (“Ho fatto un sogno: stavo costruendo una scala lunga lunga, che permetteva di raccogliere i frutti più belli, quelli che, per essere sui rami più alti, sono anche i più difficili da raggiungere”,  Feuerstein).

La modificabilità del cervello (un punto di incontro fra neuroscienze e metodo Feuerstein)

L’intelligenza è caratterizzata dalla plasticità,  “un processo sufficientemente vasto da comprendere un’ampia varietà di fenomeni che hanno in comune gli aspetti dinamici ed i meccanismi dell’adattamento” (Feuerstein, 2003) e può essere definita come: “la propensione di un organismo a modificare se stesso quando si confronta con i bisogni di accomodamento che si vengono a creare in rapporto ai differenti contesti di esperienza”  (Feuerstein).

Questo assunto significa che l’essere umano è modificabile. Significa che dobbiamo avere fiducia nel cambiamento. Che è dovere di chiunque gestisca e faccia parte di una relazione educativa, puntare allo sviluppo e al miglioramento di se stessi e degli altri soggetti coinvolti.

Feuerstein sostiene che la modificabilità cognitiva strutturale, in sintesi, non riguarda la quantità e la qualità dei contenuti, ma è riferita agli strumenti necessari per assimilarli, alla modalità con cui il soggetto si pone di fronte ai problemi o ai contenuti dell’apprendimento per favorire un cambiamento nel modo con cui seleziona, elabora e risponde agli stimoli ambientali in genere.

Giusto per contestualizzare all’interno della letteratura scientifica:

la teoria di Piaget indica il pensiero quale conseguenza della capacità neuronale che ciascuno di noi ha in dotazione e che esistono periodi ottimali (fasi di sviluppo cognitivo) per l’apprendimento lungo la linea di sviluppo delle strutture nervose.

Feuerstein (allievo e collaboratore di Piaget), al contrario, indica che la modificabilità nell’apprendimento e nel comportamento insita alla plasticità cerebrale, è possibile a qualsiasi età, gli stadi dello sviluppo non sono né categorici né obbligatoriamente in rigida sequenza.

Queste considerazioni hanno portato Feuerstein ad avvicinarsi  maggiormente alla teoria cognitivista di Vygotskij.

Entrambi i pedagogisti sostengono l’imprescindibile  ruolo giocato dai fattori socio-culturali nello sviluppo cognitivo.

Feuerstein osa però di più: afferma e dimostra che la capacità dell’individuo di trarre il massimo dagli stimoli ambientali è data dal tipo di Esperienza di Apprendimento Mediato (EAM) alla quale è stato esposto. Nell’esperienza di apprendimento mediato è centrale la figura del mediatore che si frappone fra lo stimolo ambientale e il soggetto trasformando ogni incontro con la realtà in un’occasione di crescita e sviluppo, dunque, di cambiamento.

Feuerstein esplicita le condizioni che permettono la modificazione positiva e fornisce indicazioni riguardanti l’ambiente in cui operare, l’approccio educativo da instaurare, predisponendo esercitazioni pratiche, utili all’individuazione ed al superamento di eventuali carenze cognitive.

I concetti di Potenziali e Propensione all’apprendimento, di Modificabilità Cognitiva,  di Funzionamento e di Mediazione sono alla base della sua teoria psicologica.

Per approfondire:
http://www.centroeducativocresci.com
*L’arte di crescere adolescenti maturi o adulti bambini? A cura di Lucio Pardo e Luigi Pagnoni, introduzione di Rita Levi Montalcini, Edizioni Collana Cauterim  Alma Mater Studiorum Università di Bologna , Università degli studi di Reggio ed Emilia
Il metodo Feurstein tra clinico ed educativo: le potenzialità della mente, Jael Kopciowski, Università di Crema, convegno IC Crema 3

Insegnare, tradizionalmente,
vuol dire condurre a padroneggiare un argomento
Mediare, secondo l’approccio Feuerstein,
vuol dire condurre a padroneggiare
 il proprio processo di pensiero.
Qualche settimana fa ho partecipato a seminario dal titolo “L’ESPERIENZA DI APPRENDIMENTO MEDIATO secondo il pensiero Feuerstein: un’opportunità per tutti. Una risorsa in caso di esigenze educative speciali”, rivolto a insegnanti, psicopedagogisti e riabilitatori dell’ASP,  ma anche ad educatori, genitori e a quanti si occupano del benessere in età̀ evolutiva. Tra i relatori ho conosciuto la dott.ssa Jael Kopciowski, del Centro di Riferimento Educativo per lo Sviluppo Cognitivo Integrato s.r.l., www.centroeducativocresci.com, la quale ha lanciato al pubblico presente ed in ascolto in aula, spunti piuttosto interessanti nati in seno al metodo Feuerstein.
“Secondo Feuerstein la presenza di un approccio educativo vigile ed attivo, che egli chiama Apprendimento Mediato, porta a superare in larga misura le problematiche di partenza conducendo gli individui a raggiungere una qualità della vita anche molto superiore a quanto ci si sarebbe potuti aspettare dalle condizioni oggettive di partenza”*.
Per bisognibambini.com  è stato fondamentale riflettere su quanto detto durante il seminario, al fine di dare un messaggio ai genitori o a chiunque faccia le loro veci della responsabilità genitoriale, considerato che questi agiscono all’interno dell’Educazione quale globalità ambientale, laboratorio di esperienze reali e palcoscenico su cui i loro bambini speciali interpretano la vita.
I bambini con bisogni speciali, i bambini adottati, i bambini sottoposti a lunghi periodi di istituzionalizzazione e tutti i bambini meritevoli di massimo rispetto dei loro tempi, modalità e opportunità di apprendimento, trovano ampio  respiro nel metodo Feuerstein.
Le cause di ritardo sul piano cognitivo (dell’apprendimento) di cui alcuni bimbi possono essere portatori, dipendono da vari fattori. Esse possono essere endogene (ereditarietà, fattori genetici, fattori organici), esogene (livello di maturità, diversità culturale) o endo-esogene (stimoli ambientali, status socio-economico, livello di educazione, equilibrio emotivo di figli e genitori. In ogni caso trovo importante sottolineare il postulato al metodo che all’origine delle funzioni mentali più elevate vi è il processo di apprendimento in cui l’interazione tra soggetto (bambino o adulto) ed ambiente, attraverso il supporto dell’educatore, è fondamentale.
Tutti “i bambini, e non solo loro, hanno bisogno di punti di riferimento solidi e sicuri che permettano di organizzare l’enorme quantità di stimoli da cui sono perennemente bombardati e di prevedere che cosa aspettarsi dal mondo”*.
La motivazione ad apprendere
Incoraggiare un bambino a svolgere un compito supportandolo con frasi che lo invogliano a credere maggiormente in se stesso, che lo motivano,  perché ce la può fare, spesso è controproducente perché alle  orecchie bambinece la puoi fare, suona come un fammi vedere come sai volare! Su, Vola!
La motivazione, quindi, non è affatto sufficiente ad implementare l’apprendimento, tanto meno ad incentivare l’autostima.
L’altra faccia della medaglia è che esempi simili di incoraggiamento, possono essere interpretati come un invito alla sconfitta, oltretutto accompagnata da un sorriso compiaciuto sulle labbra!
Il bambino spesso, ascoltando queste spinte verbali,  ha in mano parole e non strumenti altrimenti funzionali per lui ad una più intensa  conoscenza.
Viceversa, offrire al nostro bambino in difficoltà gli strumenti per l’apprendimento,  per meglio usarli e maneggiarli, per raggiungere un fine (lo svolgimento del compito), significa far nascere in lui una motivazione strutturata in livelli, attraverso i quali apprenderà i modi, le abilità ed infine acquisirà le competenze (che sono processi dell’apprendimento) per la loro risoluzione.
E’ necessario dimostrar loro in modo tangibile, chiaro ed evidente che possiedono di già (potenziale) risorse adeguate per …. imparare a volare.  Una volta sperimentati gli strumenti e capito che funzionano, la motivazione aumenterà con la stessa velocità con cui crescerà la fiducia nelle proprie abilità**              (fine prima parte)



Chi  è Reuven Feuerstein (1921-2014)?
Dalle parole di Jael Kopciowski (psicologa, psicoterapeuta, Formatrice Feuerstein per il Programma di Arricchimento Strumentale – PAS):  
psicologo che ha orientato fin dai suoi primi, lontanissimi passi, la propria azione sulla ricerca e la messa in pratica di strategie di intervento volte al positivo. Il suo orientamento era assolutamente “ante-litteram” quando, prima degli anni  ’50, ha cominciato a gettare le basi del suo inquadramento teorico. Il suo approccio è stato da sempre orientato all’individuazione degli aspetti positivi presenti in ogni situazione, con l’obiettivo di identificare competenze, risorse ed abilità in ogni persona per promuoverne le potenzialità. Approccio in contrapposizione a quanto avveniva in passato, quando la psicologia si occupava prevalentemente di comprendere, analizzare e classificare i comportamenti atipici e patologici degli individui, con l’obiettivo di trattare e curare, secondo un’accezione tipicamente medicalizzata, la sofferenza psicologica (da Vivere in completezza ed in serenità la propria vita: l’approccio Feuerstein al benessere psicologico, progetto tre-sei … e dintorni, ed. didattiche Gulliver)
*L’arte di crescere adolescenti maturi o adulti bambini? A cura di Lucio Pardo e Luigi Pagnoni, introduzione di Rita Levi Montalcini, Edizioni Collana Cauterim  Alma Mater Studiorum Università di Bologna , Università degli studi di Reggio ed Emilia
**Il metodo Feuerstein tra clinico ed educativo: le potenzialità della mente, Jael Kopciowski, Università di Crema, convegno IC Crema 3