FEUERSTEIN: BAMBINI CHE APPRENDONO (2° PARTE)

Gioco cardine dell’esperienza per apprendere

Ho assistito alla pratica del metodo Feurstein volta alla maturazione di concetti spaziotemporali che si apprendono col fare e con il supporto di  una guida – il mediatore – figura che facilita lo svolgimento del compito orientandolo verbalmente verso la sua definizione. È qui che si evidenzia l’azione di mediazione quale fulcro del processo di apprendimento. Mediare, secondo l’approccio Feuerstein, vuol dire condurre a padroneggiare il proprio processo di pensiero.

La facilitazione ha in sé un impegno considerevole, una prova di parafrasi che aiuta a crescere e sviluppare le proprie doti ed i talenti di educatore! Che tu sia insegnante di sostegno, insegnante curricolare, mamma o papà, devi darti da fare ad argomentare, a ragionare, a sviluppare altre tue competenze trasversali perché a cambiare e ad apprendere non c’è solo il discente, ma tu che medi la relazione di apprendimento cognitivo.

Nello specifico, “un educatore – secondo Feuerstein – è veramente pronto ad assumere il proprio ruolo quando condivide questi principi:

  • Gli esseri umani sono modificabili

  • La persona che sto educando è modificabile

  • IO sono in grado di modificare la persona che sto educando

  • IO stesso posso (e devo) essere modificato

  • La società può (e deve) essere modificata dall’apporto delle singole persone che la compongono”*

Le sperimentazioni del metodo testimoniano che tutti i bambini, da qualsiasi livello cognitivo (Potenziale d’apprendimento) comincino, sono propensi ad apprendere a incasellare questo nostro mondo che, da magico quale percepito da piccolissimi, deve diventare governabile con la mente, altrimenti li sovrasterà senza lasciarsi com-prendere.

Il nostro cervello è plastico, è modificabile e modifica la struttura e le funzioni del sistema nervoso, questa è la certezza per la quale i bambini con maggiori difficoltà a scuola e a casa hanno le stesse possibilità di apprendimento  degli altri bambini, hanno la possibilità di salire in alto lungo i pioli di quella scala, appoggiata all’albero, che permetterà loro di raggiungere i frutti più buoni (“Ho fatto un sogno: stavo costruendo una scala lunga lunga, che permetteva di raccogliere i frutti più belli, quelli che, per essere sui rami più alti, sono anche i più difficili da raggiungere”,  Feuerstein).

La modificabilità del cervello (un punto di incontro fra neuroscienze e metodo Feuerstein)

L’intelligenza è caratterizzata dalla plasticità,  “un processo sufficientemente vasto da comprendere un’ampia varietà di fenomeni che hanno in comune gli aspetti dinamici ed i meccanismi dell’adattamento” (Feuerstein, 2003) e può essere definita come: “la propensione di un organismo a modificare se stesso quando si confronta con i bisogni di accomodamento che si vengono a creare in rapporto ai differenti contesti di esperienza”  (Feuerstein).

Questo assunto significa che l’essere umano è modificabile. Significa che dobbiamo avere fiducia nel cambiamento. Che è dovere di chiunque gestisca e faccia parte di una relazione educativa, puntare allo sviluppo e al miglioramento di se stessi e degli altri soggetti coinvolti.

Feuerstein sostiene che la modificabilità cognitiva strutturale, in sintesi, non riguarda la quantità e la qualità dei contenuti, ma è riferita agli strumenti necessari per assimilarli, alla modalità con cui il soggetto si pone di fronte ai problemi o ai contenuti dell’apprendimento per favorire un cambiamento nel modo con cui seleziona, elabora e risponde agli stimoli ambientali in genere.

Giusto per contestualizzare all’interno della letteratura scientifica:

la teoria di Piaget indica il pensiero quale conseguenza della capacità neuronale che ciascuno di noi ha in dotazione e che esistono periodi ottimali (fasi di sviluppo cognitivo) per l’apprendimento lungo la linea di sviluppo delle strutture nervose.

Feuerstein (allievo e collaboratore di Piaget), al contrario, indica che la modificabilità nell’apprendimento e nel comportamento insita alla plasticità cerebrale, è possibile a qualsiasi età, gli stadi dello sviluppo non sono né categorici né obbligatoriamente in rigida sequenza.

Queste considerazioni hanno portato Feuerstein ad avvicinarsi  maggiormente alla teoria cognitivista di Vygotskij.

Entrambi i pedagogisti sostengono l’imprescindibile  ruolo giocato dai fattori socio-culturali nello sviluppo cognitivo.

Feuerstein osa però di più: afferma e dimostra che la capacità dell’individuo di trarre il massimo dagli stimoli ambientali è data dal tipo di Esperienza di Apprendimento Mediato (EAM) alla quale è stato esposto. Nell’esperienza di apprendimento mediato è centrale la figura del mediatore che si frappone fra lo stimolo ambientale e il soggetto trasformando ogni incontro con la realtà in un’occasione di crescita e sviluppo, dunque, di cambiamento.

Feuerstein esplicita le condizioni che permettono la modificazione positiva e fornisce indicazioni riguardanti l’ambiente in cui operare, l’approccio educativo da instaurare, predisponendo esercitazioni pratiche, utili all’individuazione ed al superamento di eventuali carenze cognitive.

I concetti di Potenziali e Propensione all’apprendimento, di Modificabilità Cognitiva,  di Funzionamento e di Mediazione sono alla base della sua teoria psicologica.

Per approfondire:
http://www.centroeducativocresci.com
*L’arte di crescere adolescenti maturi o adulti bambini? A cura di Lucio Pardo e Luigi Pagnoni, introduzione di Rita Levi Montalcini, Edizioni Collana Cauterim  Alma Mater Studiorum Università di Bologna , Università degli studi di Reggio ed Emilia
Il metodo Feurstein tra clinico ed educativo: le potenzialità della mente, Jael Kopciowski, Università di Crema, convegno IC Crema 3

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