NIC E LA NONNA, Librì, Progetti educativi, Firenze

Come nelle buone favole, il topino Nic vive ed agisce come un bambino. Con il suo cappellino ed il maglioncino rosso, affronta i primi ostacoli della vita grazie al sostegno della nonna.
La nonna è una figura tenera, dispensatrice di solidi messaggi destinati al nipotino, fatti di parole misurate che calzano a pennello sulla personalità in crescita.  l’immagine nel testo che rappresenta la nonna e Nic intenti a pescare nel rossore di un prudente tramonto, è un fermo immagine che racchiudere la profondità di un legame indissolubile e solennemente silenzioso. 

Nic crede ciecamente in ciò che la nonna dice. Tutto ciò che lei saggiamente intende veicolare come pillola di saggezza, diventa un àncora di salvataggio per Nic, un topino timido che ha difficoltà a relazionarsi con gli altri ed ha anche paura di entrare a scuola, nel mondo dei grandi. “La scuola si abituerà a te”,  “Un giorno avrai tanti amici che ti ci vorrà una barca per  farceli stare tutti”, “quando una cosa è stanca di nascondersi si fa viva da sé”, queste le parole sagge che torneranno senz’altro utili da qui in avanti.
L’autostima di un bambino è nelle parole, nei toni, nella melodia vocale empatica di un adulto referente: nel caso di Nic è la nonna, più che la mamma ed il papà, a tessere i fili fra il passato maestro ed il suo futuro coraggioso e solido.
Ma il calore del camino che rischiara il corpicino di Nic  proteso verso la nonna in poltrona presagisce un equilibrio che sta per perdersi: la nonna muore di vecchiaia e Nic non si rassegna alla perdita. Come avrebbe potuto? Lei era la sua amica e non lo ha neanche salutato per l’ultima volta! 
Un bambino può attraversare un dolore, ne è capace, e lo fa in solitudine, rompendo il mondo che lo circonda così com’è. È necessario che mamma e papà lo osservino e assecondino la  sua rabbia incontrollata senza lacrime.
La mamma ed il papà di Nic lo osserveranno anche quando, alla lettura del testamento, Nic giudicherà la nonna che ha lasciato piccolezze inutili a tutti i parenti. Nulla ha più senso senza l’affetto principale che regolava la sua vita oramai in bilico.
Allorquando apre il lascito che la nonna ha riservato a lui, Nic è ancora più stupito e arrabbiato per l’inutilità di un gigantesco foglio bianco con cui non sa proprio di che farsene. 

 

 

Infatti, lo appallottola e lo getta via, per poi ritrovarlo e leggere sullo stesso con più attenzione la parola piegami. 

 

A distanza, nella memoria di Nic inizia a riaffiorare il ruscello di parole sagge della nonna: il foglio piegato a mo’ di barchetta che lei gli insegnò in una giornata piovosa, è la chiave di volta verso l’elaborazione della mancanza.
Nic, ubbidiente, costruisce la barca di carta che si rivela più grande di lui e, quindi, si porta proprio sullo stesso pontile che un tempo lo accoglieva nel rossore dei pomeriggi quieti in compagnia della nonna. Questa volta il verde pastello della scena è delizioso  e colmo di speranza per il futuro. Un amico, Croc lo scarabeo,  invoca, strillante,  un passaggio sulla barca e Nic lo accoglie.  
Sembra proprio giunta l’ora di  intraprendere un lungo viaggio e la barca di carta non è più sufficiente.
Serve rafforzarsi ed è necessario un atto di fede nel passato. Un salto nel buio dei ricordi e della sofferenza fatta anche di lacrime che gli rammenti la nonna, le sue sagge parole, la certezza che gli infondeva nel futuro e la sua memoria sempreverde: ecco il bisogno di Nic!
La barca di carta si incaglia, serve l’intervento di una magia che solo una maga-strega può fare. La si deve scovare nel profondo di un bosco e Nic,  coraggioso, va alla ricerca della “Talpa tremendosa” che, rude e cinica, in prima istanza tenta di far desistere il piccolo, ma alla vista delle lacrime suscitate dal vuoto affettivo lasciato dalla nonna, concede quanto richiesto: la polvere di radice magica!
La barca arenata su un isolotto si libera grazie a quella polvere che la trasforma in una barca vera e propria!
Nic, non più naufrago,  Croc ed una lunga serie di amichetti che si aggregano ai due naviganti, iniziano il loro viaggio verso il futuro. Nic è felice, ora. È cresciuto proprio come la nonna aveva previsto e predetto. La nonna, l’amica, l’affetto primordiale incondizionato ora è lì, anche se Nic non la vede più con gli occhi, ma con la profonda certezza dei battiti del cuore … e lo legge ogni qualvolta ammira la sua nuova personalità, la sua barca che ha il nome che si merita, la sua “Margherita”. 

Roberto Luciani raccoglie nel corpo di un testo delicato, tutta la sensibilità necessaria a che un bambino percepisca, elabori e comprenda che gli affetti indiscutibili, dalla realtà esterna, passano attraverso il cuore ed il buio del dolore, per poi incarnarsi in cose pregne degli stessi; cose per le quali avere cura perché ispirate dall’amore profondo dal quale  ogni bambino non può prescindere e di cui ha diritto.
Sin dalle immagini del primo risguardo del libro, il senso del legame nonna-nipote è visibile in tutta la sua simbologia buona: il pontile, il mare, la nonna, l’amico, la barca in un andirivieni che è il senso della vita.  I colori pastello sono validi alleati nell’ avvicendarsi dei sentimenti di Nic e del tema del lutto per gli occhi di un bambino. Il libro è un piccolo capolavoro da custodire nelle librerie dei nostri bambini perché i passaggi tra le età della vita ci appartengono, senza eccezioni.

 

 

Roberto Luciani, Nic e la nonna, collana Collilunghi,  Librì progetti educativi S.r.l. Firenze, 2017

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