L’autostima nei bambini: dalla famiglia al gruppo dei pari

La stima di se’,  lo strumento principe per un bambino che affronta i pari quando non avrà accanto i suoi genitori, magari pronti a sostenerlo, è un’abilità che si acquisisce proprio in casa, specialmente quando gioca. Una relazione limpida, fatta da una parte di manifestazione dei bisogni e dall’altra del relativo loro soddisfacimento, diventa un luogo idoneo a rafforzare il bambino nelle sue potenzialità.  Apprendendo per imitazione e per tentativi il bambino si riferirà sempre a chi lo segue nei movimenti e nella realizzazione del gioco, per ricevere in cambio anche uno sguardo che lo incoraggia e che lo gratifica.

Quando gioca deve percepire se stesso capace di fare la cosa giusta, ma anche di perfezionarsi e di progredire con le proprie competenze. Sottolineare con parole e sorrisi che le azioni compiute sono buone e che lui sta migliorando nelle sue prestazioni significa, quindi, rafforzare la stima che ha di se’. 

Sono i genitori o i suoi caregivers a doverlo fare per garantire al bambino quel senso di sicurezza che gli permetterà di giocare, difendersi, collaborare, cooperare con gli altri senza avvertire la necessità di primeggiare o di competere negativamente con un compagno o un gruppo di compagni, mentre si realizza nella socialità relazionale.

La stima di sé nasce in casa grazie al rafforzamento, alla gratifica e soprattutto all’errore che sarà l’occasione per inventare un’alternativa.

 

D’altro canto questo processo non intende esaltare qualsiasi cosa fatta dal bambino come un progresso da supervalutare, come se un errore fosse  da evitare, da prevenire o da eliminare in partenza: “Se sbagli, sei sbagliato, non sei un bimbo sicuro e sarai sopraffatto da un gruppo di bambini sicuri e magari bulli”.
In tutto ciò lo sbaglio implica semmai l’esatto contrario, se sbaglia sta per fare una scoperta stupefacente.

Come fa, quindi, un bambino a percepirsi bravo se sbaglia?

La verità è che se un bambino sbaglia è… semplicemente fortunato!

Quando il bambino incappa nell’errore non è mai una buona idea sottolineare alla sua attenzione l’ accezione negativa del termine “sbagliato”. Non deve mai “inciampare” sull’errore, ma danzarci su!


L’errore, RODARI insegna, è un’opportunità per diversificare un’azione, un pensiero embrionale ed un comportamento da adottare. Solo prendendo spunto dall’errore i bambini non saranno omologati, ma si proietteranno nel mondo come bambini, preadolescenti, adolescenti, giovani adulti e adulti creativi e geniali. 

Questo passaggio diventa formidabile quando è insito alla relazione educativa perché la ricerca di un’alternativa  è agita da entrambe le parti. Cresce il bambino e matura il caregiver ora maggiormente responsabile della propria impronta educativa. 

È questa impronta educativa che non scompare crescendo e la cui memoria vibrerà anche in mezzo alla difficoltà vissuta in un gruppo di appartenenza in cui l’identità di chi cresce deve differenziarsi (decido di fare così), ma non camuffarsi (faccio come dite voi altri altrimenti perdo e soccombo).

 

3665total visits,5visits today

Lascia un commento