IL GIORNO DEL TUO ARRIVO, di Dolores Brown e Rez Dalvand, Edizione NUBEOCHO 2019

“E, si sa, le cose più attese sono anche le più amate”

 

Il libro dell’attesa adottiva. Una delle fasi dell’iter adottivo. La più romantica! Un testo della casa editrice Nubeocho.

Gli aspiranti genitori adottivi sono persone la cui felicità, mista all’ansia e al timore di ciò che è ignaro alla loro razionalità, trabocca da tutti i pori. 

Tale felicità è differente da quella che si avverte in una gestazione naturale. È una felicità sublime.

Sono anni che incontro uomini e donne con “gravidanze mentali” complesse, labirintiche, profonde e occulte nelle loro motivazioni che, reali o ideali, meritano il massimo del rispetto e, spesso, del silenzio degno di venerazione. Venerazione perché non basta mai un manuale e neanche cento da leggere per imparare l’adozione. Sì, bisogna informarsi a dovere, ma è necessario conoscere se stessi talmente bene che se non lo fai non è possibile far accomodare qualcuno che non è “tuo”, che non è il tuo DNA, dentro di te e farlo stare comodo, diventare tu stesso la sua casa.

Parlo ora a lei e a lui che attendono.

È un bellissimo esistere l’adozione! E non basta sentirsi dire: “Sì hai le competenze genitoriali per adottare”. È  necessario in verità, dare tempo, darsi tempo.

Conoscersi bene non è un gioco di colloqui cadenzati, ma è un ginepraio di incontri e scontri tra sé e sé, nella coppia, tra specialisti che ti torturano (a fin di bene!) e, alla fine,  tra radici che devono intersecarsi: quelle di chi adotta e quelle di chi vuole essere adottato.

Nel frattempo prepari la casa, la tieni linda, sistemi oggetti e pensieri, colori le pareti addobbandole dei sentimenti variopinti  che non riesci a trattenere dentro, perché questo è l’unico modo per esternarli.

Nel frattempo leggi, suoni il piano e lasci che la finestra aperta ti ispiri la novità, curi le piante, le concimi, guardi il calendario curando di abbracciare e riconoscere l’altra metà di te, che attende anch’essa.

Nel frattempo curi i dettagli del nido, ci metti del tuo, sei titubante delle fattezze, delle particolarità minime e fisiche del bimbo che arriverà … senza mai dubitare del fatto che chiunque arriverà, starà lì, in quel nido, con te, per sempre, comunque sia.

A questo l’attesa serve. A creare tanto spazio e tanto tempo, infinito.

A questo serve, a creare la normalità di una vita sognata.

Sul piano parallelo i giochi, i piccoli amici (importantissimi!) Emilio e Cuca, gli oggetti transizionali, anche loro attendono alla finestra, rassettano la stanza, riscaldano il lettino e l’acqua della vasca. 

Tutti i bambini abbandonati, non voluti, umiliati, maltrattati, invisibili vogliono essere adottati. Tutti loro aspettano la loro casa, la loro nuova casa. Tutti lo desiderano intensamente anche se non lo manifesteranno, ma aspettano di trovare Emilio e Cuca a riscaldare il loro lettino pulito e a fare le bolle di sapone in un quotidiano bagnetto caldo.  Tutti i bambini che arriveranno nei nuovi nidi hanno le loro aspettative, anche loro hanno i loro sogni, anche loro devono avere l’esclusivo nido speciale in cui affrancare la solitudine ed i vuoti inenarrabili.

È possibile che l’attesa porti anche all’incontro con colui o colei che metteranno la tua vita in subbuglio fino al punto di rivoluzionarla – come mai hai potuto immaginare nella tua sensibilità – e di scaraventarti nella nuova dimensione.

L’idealità a cui la gravidanza di testa ti ha abituato per mesi ed anni, a volte oltre le più lunghe gravidanze che il mondo animale consente, come quelle degli elefanti, scompare perché la realtà sopraggiunge improvvisamente e detta nuove regole.

Ma tu hai atteso e farai il possibile per mettere in pratica il cambiamento a cui sei destinato.   

Parlo di quelle persone che hanno intrapreso l’iter adottivo e che, in attesa dell’idoneità all’adozione internazionale  o in attesa di un abbinamento  in adozione nazionale, vibrano come onde sonore pronte ad essere percepite da chi, dall’altro capo  del mondo o della città, cerca un nido di pace.

Dolores Brown scrive in modo chiaro, semplice e limpido la storia di una piccolina che fa capolino nella vita di due persone che hanno saputo attenderla. La semplicità è un affare difficile, non è detto che tutti ne siano capaci, tutt’altro.

Reza Dalvand riesce ad illustrare l’attesa in modo fedele, svelando colori, ambienti, esterni propri di un’attesa spesso statica tanto è lunga. È vincente la scelta della prima illustrazione (di copertina) in cui è visibile il frutto dell’attesa, la piccolina, che è sostenuta dalle mani di mamma e papà che non hanno la testa. La loro testa ha lavorato, ma ora, all’arrivo del frutto dell’attesa,  sono cuori e mani a dover fare il resto.

Grazie Nubeocho!

 

Adottare: dal latino adoptare, der. di optare ‘desiderare, scegliere’

 

                                                                                                                    M.C.

 

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