COS’E’ L’AMICIZIA?

Prima o poi capita a tutti di trovare un amico.

L’Amicizia è una fondamentale forma di relazione umana nella quale ciascuno di noi vive cambiamenti  nella propria natura, oltre che nella funzione e nel significato che  affidiamo ai nostri legami amicali.

In particolare, l’esperienza amicale, nel corso della vita, muta in proporzione al cambiamento delle  competenze relazionali che acquisiamo crescendo, dei bisogni e delle priorità che motivano il mantenimento dei legami stessi.

Per competenze relazionali intendiamo  la capacità di comunicare con chiarezza ed efficacia il nostro pensiero, l’uso consapevole del tono della voce e della gestualità, l’empatia e la capacità di ascolto, la predisposizione ai rapporti con gli altri e la comprensione degli stati d’animo delle persone.

Non si dimentichi che l’amicizia è una relazione volontaria e chiusa stimolata dalla preferenza, dall’attrazione reciproca e dal piacere della reciproca compagnia. 

Vicinanza, cura, intimità sono dimensioni positive del sentimento amicale che possono al contempo convivere con conflitto, competizione, dominanza e ostilità considerate, altrimenti, dimensioni negative della stessa realtà emotiva.

Pertanto, nasce da attrazione e piacere, quasi istintivamente, ma volontariamente viene coltivata. 

Per entrare maggiormente nei dettagli della definizione, l’amicizia non significa appartenenza ad un gruppo, né è da considerarsi apprezzamento sociale o relazione incentrata su uno scopo. È, infatti, originariamente una dimensione diadica estensibile – come affermano gli  studi sociali più recenti – ad una dimensione triadica e di gruppo.

QUAL E’ IL SUO SVILUPPO?

Intorno ai 3/4 anni l’amicizia si basa fondamentalmente sullo stare assieme, sul farsi compagnia e sulla condivisione dei giochi e delle cose. Una caratteristica che si evidenzia già a questa età è la stabilità. Negli anni successivi la relazione amicale si basa sul sostegno reciproco e  sulla lealtà, per poi, nella preadolescenza, impostarsi sulla confidenza, sull’autodisvelamento e sulla fiducia nell’altro per giungere infine alla intimità intesa come familiarità e disponibilità verso l’altro.

Le caratteristiche dell’amicizia sono:

  • La reciprocità (attenzione, cooperazione, gestione del conflitto, equivalenza dei benefici ottenuti dall’interazione)

  • La preferenza (trascorrere un tempo quantitativamente maggiore con qualcuno di specifico)

  • L’affetto (il sentimento di attaccamento a qualcuno)

  • Il divertimento (ciò che è considerato da entrambi svago e passatempo).

I legami amicali si realizzano attraverso la regola dell’uguaglianza (e quindi ciò che si riceve e ciò che si dona sono bilanciati) e dell’interdipendenza (in sostanza l’impegno che gli amici spendono in attività comuni e durature nel tempo).

Quando il legame di amicizia esordisce precocemente,  consente a chi lo vive:

  • lo sviluppo positivo della personalità,

  • il rafforzamento della sicurezza emotiva,

  • il potenziamento dei valori di solidarietà, di cooperazione, di condivisione, di accettazione di sé e dell’altro.

Chi, quindi, lo riesce a vivere in tenera età può considerarsi fortunato alla luce di una società piuttosto superficiale nelle sue fattezze percepibili dal senso comune. 

Il legame amicale ha, a pensarci bene, caratteristiche sulle quali riflettere in particolar modo in un’epoca in cui l’amicizia virtuale la fa da padrona sui social. Alla luce di ciò è necessario ripensare la salute psicologica dei bambini, dei ragazzi e dei giovani adulti. 

Quando in famiglia e in casa si assiste alla nascita di un legame amicale, pertanto disinteressato,  dei nostri figli con i coetanei, è auspicabile valorizzarlo nel significato e nella profondità. 

Il disagio comportamentale nell’infanzia, nell’adolescenza e nell’epoca giovanile deve essere analizzato anche attraverso la lente emozionale che ci permette di sondare meglio i legami e la loro veste visibile agli occhi di tutto il mondo dell’educazione.

Gli studi ci insegnano che vivere un’esperienza di amicizia può risultare utile a ridurre gli effetti negativi di una scarsa accettazione da parte del gruppo dei pari. Infatti, i bambini “non popolari” all’interno di un gruppo di coetanei, che hanno una relazione amicale significativa, sono bambini soddisfatti. D’altro canto, i “bambini più popolari” non sempre vivono un’esperienza amicale che avvantaggia la loro autostima.

La loro relazione amicale, quando esiste, spesso non è duratura nel tempo, non è stabile e tende a condizionare il proprio concetto di sé e il sentimento di sicurezza nella gestione delle relazioni e, quindi, nell’edificazione delle competenze relazionali, proprio quelle (vedi sopra) che ci fanno muovere nel mondo, tra i nostri simili; quelle che ci permettono, cooperando reciprocamente e vicendevolmente, di creare benessere psicologico.   

L’amicizia, si è detto, è un legame volontario, probabilmente istintivo perché vitale sin dagli albori della vita.  Ci avviciniamo a coloro che ci piacciono per sondare la possibilità di fare delle cose piacevoli insieme e poi, via via crescendo, per approfondire il legame fondato sulla fiducia reciproca.

In conclusione, alcune domande sorgono alla luce di quanto appena descritto:

Vale anche in questo caso l’esempio dato ai bambini dalle figure di riferimento prioritarie nell’educazione familiare?

Vale l’esempio di mamma e papà e della loro vita sociale, relazionale, amicale che vivono davanti agli occhi dei propri figli o nei loro racconti?

E’ bene considerare la storia delle proprie amicizie un bagaglio educativo da trasmettere, filo di sostanza educativa che tesse una rete che mai si sfilerà davanti alla “virtualità” di sentimenti ancestrali che non devono essere sminuiti, pena la caduta dell’educazione?

E perché non provarci comunque?

                                                                                                             M.C.

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