I termini “immaginazione” e “fantasia” sono appartenuti per lungo tempo alla storia della filosofia, mentre la psicologia, in veste di  scienza moderna, ne ha fatto la loro conoscenza  più tardi.
Nei   programmi scolastici – ahimè e ahinoi – l’  immaginazione è secondaria all’ attenzione e alla memoria, tant’è che l’alunno che è attento e che ricorda perfettamente è un alunno perfetto.
Storicamente solo nel ‘700 si arriva a distinguere la facoltà di produrre percezioni delle cose sensibili assenti (immaginazione) e la facoltà di fingere  (fantasia), ossia quell’ abilità di ricomporre mentalmente qualcosa di cui non si ha mai avuto percezione con i sensi.
Hegel (1770 – 1831) è il primo a distinguere l’immaginazione dalla fantasia definendole determinazioni dell’intelligenza: l’immaginazione come intelligenza è riproduttiva, mentre come fantasia è creatrice.
Più avanti, il fisico Albert Einstein (1879 – 1955)  affermò che “l’immaginazione è tutto. È l’anteprima delle attrazioni che la vita ci riserva”, una dichiarazione che ha in sé un fondamentale concetto educativo: se lavori di immaginazione bene, crei una vita a tua immagine e somiglianza, quindi ricca, colorata e densa di significato.
Ciò lo si impara più facilmente da piccoli e, nel momento in cui l’immaginazione la si associa alla fantasia, si crea una sorta di miscela esplosiva a favore di individui sempre più intelligenti e saggi.
Ad oggi come stanno le cose?
La fantasia creata dalla spettacolare rappresentazione della realtà e dai media non permette più, in verità, di sentirci padri e madri della nostra fantasia quella che è frutto del nostro mondo emotivo e mentale. La realtà in TV e nel web ci appare fantasticamente spettacolare e rappresentativa di una normalità fantasticamente anormale. A pensarci seriamente è un dovere per noi in quanto adulti, genitori ed educatori disconnetterci di tanto in tanto da questa realtà indotta che va in scena davanti a noi.
Il rischio è che la nostra vera fantasia perda al suo confronto. E’ necessario, quindi, ricercare con fatica da qualche parte della nostra interiorità, il seme delle nostre immagini mentali, lavorarci sopra e creare qualcosa di veramente originale, proprio come dovremmo essere noi: unici e irripetibili.
Ma non è così, anzi non è più così e, ancor più, non lo sarà se…non ci riappropriamo con forza e desiderio del senso della realtà che è solo un lavoro della nostra fantasia, da sempre. Grazie alle fiabe abbiamo svelato i segreti della vita, abbiamo risolti  i nostri conflitti interiori, abbiamo sedato le nostre ansie. Abbiamo interpretato bene il ruolo di bambini e ci siamo corazzati per diventare adulti responsabili nei confronti di noi stessi e degli altri.
La nostra vita non è piatta, semmai è passiva di fronte a questo spettacolo. La fantasia, allora, entra in gioco per riconquistare lo spazio interiore, riflessivo, spirituale e per divenire, infine, attiva nei confronti della vita da creare e non da subire.

 

 

Queste non sono riflessioni per adulti eruditi, ma semplicemente riflessioni cruciali da fare e da proporre proprio a quegli adulti che considerano il libro uno strumento per crescere.   Un libro nelle mani di un bambino è pane per la sua fantasia. Un buon libro nelle mani di un bambino in età prescolare è esortatore di fantasia. Ma, attenzione! Un buon libro.
facciamo un esempio: la caratteristica degli albi illustrati sta nel non riempire di significato diretto un disegno o una rappresentazione grafica (sia esso segno sia esso disegno), ma  nell’ offrire l’elemento fantastico come opposizione alla realtà, sempre trasformabile in questo modo. Questo è il trucco! La fantasia in tal modo non è servita su un vassoio d’argento, ma è solleticata nella mente del bambino come la panna che si monta su una torta invitante. La fantasia, generandosi e crescendo, convincerà il bambino di essere capace a creare, a pensare, ad immaginare, a prospettare e a … guardare il proprio futuro da questo punto, in questo momento!

“Creatività è sinonimo di pensiero divergente, cioè a dire la capacità di rompere continuamente gli schemi dell’esperienza. È creativa una mente sempre a lavoro, sempre a fare domande, a scoprire problemi dove altri trovano risposte soddisfacenti, a suo agio nelle situazioni fluide nelle quali gli altri fiutano solo pericoli, capace di giudizi autonomi e indipendenti  (anche dal padre, dal professore, dalla società), che rifiuta il codificato, che rimanipola oggetti e concetti senza lasciarsi inibire da conformismi”  (G. Rodari, la grammatica della fantasia, Einaudi Ragazzi, 2009 p. 181).

Ecco perché è importante leggere ai nostri figli.
                                                                                                                                           M.C.

Bibliografia

Come pensiamo, John Dewey La Nuova Italia, Firenze 1969

La psicologia dell’arte, L. S. Vygotski, Editori Riuniti, Roma 1973

Immaginazione e creatività nel’età infantile, L. S. Vygotski, Editori Riuniti, Roma, 1972

Nel libro “Ricordati di rinascere” (2015), l’autore Nicola Ghezzani, psicoterapeuta, rammenta un suo fallimento alle scuole elementari dal quale è risorto, come dire, grazie all’intervento del proprio papà che, paziente accanto a lui, dopo una pessima pagella,  gli ha trasmesso il metodo per conoscere e ricordare consapevolmente le declinazioni dei verbi.

Grazie a quell’accompagnamento pedagogico il piccolo Nicola ha fatto sfoggio della migliore prestazione di profitto davanti a tutti i suoi compagni e, soprattutto, al cospetto di un incredulo maestro di scuola.

Per l’autore questo ricordo rappresenta l’inizio della presa di consapevolezza del potere della propria mente e della sua  plasticità.

“Quel giorno ebbi il voto più alto. Ma soprattutto mi resi conto di quale straordinario strumento fosse la mente e ancora più quell’entità vasta e sensibile che chiamiamo anima. Malleabile, malleabile tanto da modificare alla radice l’assetto della nostra identità in qualsiasi luogo, compresa quella stupida, noiosa arida scuola elementare.”

Ghezzani spiega che la struttura del nostro cervello vede la competizione fra due forze, l’ambiente sociale (bisogno di integrazione  sociale) che costringe il cervello verso operazioni dettate dalla società (un’omologazione del pensiero e dell’apprendimento, in termini pedagogici). L’altra forza, il nostro DNA psichico” (bisogno di individuazione), opera una costrizione quasi istintiva verso modalità prettamente nostre, soggettive, quindi uniche.

Per il piccolo Nicola che frequenta la scuola elementare, è stato fondamentale riconoscere di avere una modalità peculiare e propria nel gestire immagini, nell’associarle a segni grafici e sonori, nell’apprendere i verbi  immagazzinandoli nella memoria in modo indelebile e allo stesso tempo plastico, nell’uso creativo quindi della lingua per pensare ed esprimersi in modo originale e soggettivo.

Solo così, di quel nuovo bagaglio culturale, ne ha potuto comprendere la funzione: sollecitare le proprie idee all’infinito, renderle vive evitando di farle scomparire nel nulla.

Pedagogicamente il padre ha trasmesso un metodo che nel figlio ha creato interesse e desiderio di approfondimento delle proprie capacità cognitive. L’uso corretto dei verbi ha dato a Nicola la possibilità di esprimere le proprie idee che si sviluppavano di volta in volta con l’uso della nuova struttura cerebrale.

Ai verbi e alle loro declinazioni, neurologicamente si associa un’intensa arborizzazione sinaptica, che con l’uso, e solo con l’uso, si intensifica  permettendo di creare altre idee, permettendo l’espressione del SE’ ORIGINARIO di Nicola che cresce e matura.Questo processo  non è appartenuto solo al piccolo Nicola, questo capita a tutti.

metodo – interesse – apprendimento potenziato – consapevolezza della propria creatività –  potenza cognitiva maggiorata – espressione fedele della propria identità differenziata dal contesto sociale.

E’ Jean-Pierre Changeux, neurobiologo francese (“L’uomo neuronale”, Feltrinelli, 1983), a parlare di arborizzazione sinaptica quando descrive la strutturazione del cervello. Esistono, a suo avviso, periodi di maggiore proliferazione sinaptica in cui, quindi, i filamento che uniscono i neuroni (le sinapsi) assomigliano a districatissime foreste amazzoniche.

Se il bambino, il ragazzo, l’uomo (adulto e/o maturo) non adopera alcune funzioni cerebrali e psichiche (lettura, arte, matematica, musica, ballo, scienza, poesia), esse si atrofizzano e muoiono. Quelle invece in uso sopravvivono.

Il nostro Nicola Ghezzani ci riporta un esempio chiaro:

un bimbo sottoposto ad uno stile educativo di premi e punizioni subisce la repressione della fantasia e le sue sinapsi, deputate a quella funzione, muoiono.

 

Changeux sostiene, inoltre, che l’eliminazione delle terminazioni sinaptiche attive, crea ordine. 

Questo stato di ordine, osserva Ghezzani, coincide con l’ordine sociale.

Al contrario, nello stato di disordine, determinato da un grande uso di molteplici funzioni, si  permette al nostro cervello di determinare una ricchezza di possibilità cognitive, creative e fantastiche non indifferente, le quali identificano la nostra originalità.

Con le parole di Ghezzani, ci permettiamo di estrarre il messaggio pedagogico:

Il bambino gioca, fantastica, esplora e scruta il mondo adulto perché gli consente di tenere in esercizio connessioni sinaptiche che rischierebbero di morire; mentre così facendo le salva e le rende stabili e funzionali. Se ha molto giocato e fantasticato, ha provato molti sentimenti e ha empatizzato e visto la realtà da molteplici punti di vista, è destinato a mantenere in vita le strutture neurali che glielo hanno consentito. Quindi ad essere più versatile, più complesso, più intelligente”

Ogni bambino ha un progetto psichico innato

Meditiamo e, occupandoci di pedagogia, non trascuriamo quanto le neuroscienze ci offrono per migliorare la relazione educativa.

 



Tutti i bambini dovrebbero prendere esempio da Giovannino Perdigiorno, il piccolo eroe emerso dalla sublime fantasia di Gianni Rodari, che a tempo perso girovaga fra i pianeti dell’universo.
Sarebbe una buona idea se i grandi insegnassero ai propri bambini che, ad esempio, le persone “zuccherose” dovrebbero avere un po’ di “sale in zucca”.

Oppure che gli uomini di sapone, puliti ed odorosi, dicono parole che sono bolle di sapone, ma che se il vento le coglie all’improvviso ne rileva un bel niente dentro!


Sfogliando le pagine del libro, i grandi con i piccini scoprirebbero che gli uomini di ghiaccio hanno deciso di togliersi il cuore perché scaldava troppo (!) e che, quindi, è molto meglio non star loro vicini perché si rischia il congelamento!


Proseguendo farebbero una sosta su un pianeta in cui esiste, nonostante brilli il sole, gente malinconica e pessimista.

E’ bene, anche qui, star lontano – pensa Giovannino – perché la speranza è un buon ingrediente per crescer bene e crescer sani  e questa gente non la considera neanche per sogno come una possibilità di affrontar la vita!

C’è anche un pianeta fanciullo dove i grandi sono rimasti piccini e stanno bene così, a dirla come loro, ma Giovannino li saluta chiamandoli “fifoni” e va via da lì per sempre.

 


Esiste, inoltre, il paese dei NI dove vive chi non sa dir no o sì. Giovannino fa bene a scappare perché prendere una decisione non è da insulsi, anzi è un bene avere le idee chiare su tutti gli argomenti della terra!

Giovannino attraversa diversi pianeti che conosce e da cui riparte per prendere strade più … costruttive, diciamo, e per permettere a se stesso di crescere sperimentando il mondo, anche emotivo, fatto di sfaccettature variopinte.

A pensarci bene questo è proprio un bel libro per intraprendere un viaggio in poltrona con mamma e papà: tra le rime armoniose, per conoscer parole nuove, per giocare con le sillabe, per ascoltare i suoni gemelli tra frasi mai noiose.

Insomma, il maestro universale della Grammatica della fantasia (Rodari, 1973) ci aiuta anche questa volta a prendere dimestichezza con la lingua italiana, con la lingua madre, con quello strumento che ci rende originali, ma soprattutto liberi di esprimerci nella nostra personalità.

Un viaggio che comincia da piccini.

Per tutti i bambini, anche quelli speciali!

 

I viaggi di Giovannino Perdigiorno, Gianni RODARI, illustrato da Valeria PETRONE, Edizioni EL

 

Prendiamo un libro, ad esempio quello di Tullet “Un Libro”!

Prendiamo i disegni che dentro compaiono, scompaiono, rotolano, si mescolano e si riordinano grazie alle mani che manovrano il libro. Pensiamo che tutti i bambini, di tanti colori e tanto diversi fra loro siano lì dentro fra le pagine di questo libro.

Facciamo finta che le pagine di questo libro siano il mondo dei bambini, che poi è il mondo dei grandi: ci stanno tutti  i bambini dentro!

E se le pagine fossero la scuola? Sarebbe perfetto! Nessuna sfera colorata esce dalle pagine del libro, nessuna si perde. Tutte le sfere colorate sono incluse! E’ una scuola inclusiva!

Ora prendiamo un bambino ed il suo funzionamento globale (apprenditivo-educativo)*


Figura (funzionamento globale del bambino, fonte OMS 2007 schema ICF)**

Dallo schema si può vedere che esistono sette fattori  che rappresentano la situazione di salute di un bambino, anzi di tutti i bambini. Le condizioni fisiche ed i fattori contestuali si trovano agli estremi superiore ed inferiore mentre il bagaglio biologico e l’ambiente sociale stanno agli estremi laterali. Al centro si trova la dimensione intima ed interiore  che fa da sfondo interno (autostima, identità, motivazioni, ecc.).

Per far crescere bene un bambino non bisogna pensare alle sue parti in modo singolo, quindi non è bene pensare a curare il suo corpo senza considerare che è con questo corpo che lui svilupperà reali capacità  e attività personali e parteciperà socialmente a ruoli familiari, comunitari, scolastici, ecc.

I diversi fattori, quindi, interagiranno o in modo positivo o in modo negativo. È solo da questa interazione che si vedrà se il funzionamento sarà lineare, difficoltoso, ostacolato, ammalato, disabilitato o con bisogni educativi speciali.

È importante quindi conoscere bene i diversi ambiti e cogliere l’armonia fra questi. Una difficoltà di funzionamento può derivare da una singola area ed influenzare la relazione fra le altre generando delle problematicità (biologiche, corporee, personali, ambientali, relazionali, sociali).

Ciò appena descritto è la base teorica scientifica dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) a fondamento degli interventi educativo-pedagogico-didattici che la scuola (TUTTA) è chiamata a sviluppare al fine di includere i bambini problematici nel gruppo classe

Finalmente si considera l’unicità di ciascun bambino, la sua eventuale e probabile problematicità a cui solo la scuola (senza alcun aiuto esterno clinico e medico) darà una risposta lunga il tempo della sua soluzione e a cui spetterà la sua parità di considerazione e a cui seguirà la cooperazione del gruppo dei pari nella soluzione dei problemi. La scuola torna finalmente alla scuola! la pedagogia torna a scuola a pieno titolo.

In conclusione, una buona fetta di genitori, o chi per loro, ha l’opportunità di vedere i propri figli come portatori di disagi comuni a molti altri bambini e risolvibili dalla scuola e nella scuola, in quanto istituzione educativa privilegiata la quale dispenserà suggerimenti che  andranno messi in pratica a casa.

I medici, gli educatori  specialisti  della riabilitazione, dell’integrazione, della rieducazione, gli psicologi e tutte le altre figure specialistiche avranno più tempo, maggiore concentrazione e netta attenzione verso quei bambini che hanno, invece, una certificazione di disabilità e ai quali si deve dare una risposta che sia anche medica.

Tutti i bambini sono speciali, molti sono portatori di bisogni speciali, tanti hanno bisogni ed esigenze estremamente speciali, ma tutti sono bambini ed i grandi sono lì per definirne la loro indiscutibile unicità.

 

Le differenze fra i bambini  stanno solo nell’occhio che guarda

 

*ICF (International Classification of Functioning) modello antropologico che considera il soggetto nella sua totalità biologica e sociale. Esso è un approccio che parla di salute e di funzionamento di una persona (di un bambino) in modo globale, lasciandosi alle spalle concetti quali disabilità o patologia. 

 **il DM 27/12/2012 e il CM n. 8/3/2013 rappresentano i punti chiave e le indicazioni operative dell’inclusione scolastica