La stima di se’,  lo strumento principe per un bambino che affronta i pari quando non avrà accanto i suoi genitori, magari pronti a sostenerlo, è un’abilità che si acquisisce proprio in casa, specialmente quando gioca. Una relazione limpida, fatta da una parte di manifestazione dei bisogni e dall’altra del relativo loro soddisfacimento, diventa un luogo idoneo a rafforzare il bambino nelle sue potenzialità.  Apprendendo per imitazione e per tentativi il bambino si riferirà sempre a chi lo segue nei movimenti e nella realizzazione del gioco, per ricevere in cambio anche uno sguardo che lo incoraggia e che lo gratifica.

Quando gioca deve percepire se stesso capace di fare la cosa giusta, ma anche di perfezionarsi e di progredire con le proprie competenze. Sottolineare con parole e sorrisi che le azioni compiute sono buone e che lui sta migliorando nelle sue prestazioni significa, quindi, rafforzare la stima che ha di se’. 

Sono i genitori o i suoi caregivers a doverlo fare per garantire al bambino quel senso di sicurezza che gli permetterà di giocare, difendersi, collaborare, cooperare con gli altri senza avvertire la necessità di primeggiare o di competere negativamente con un compagno o un gruppo di compagni, mentre si realizza nella socialità relazionale.

La stima di sé nasce in casa grazie al rafforzamento, alla gratifica e soprattutto all’errore che sarà l’occasione per inventare un’alternativa.

 

D’altro canto questo processo non intende esaltare qualsiasi cosa fatta dal bambino come un progresso da supervalutare, come se un errore fosse  da evitare, da prevenire o da eliminare in partenza: “Se sbagli, sei sbagliato, non sei un bimbo sicuro e sarai sopraffatto da un gruppo di bambini sicuri e magari bulli”.
In tutto ciò lo sbaglio implica semmai l’esatto contrario, se sbaglia sta per fare una scoperta stupefacente.

Come fa, quindi, un bambino a percepirsi bravo se sbaglia?

La verità è che se un bambino sbaglia è… semplicemente fortunato!

Quando il bambino incappa nell’errore non è mai una buona idea sottolineare alla sua attenzione l’ accezione negativa del termine “sbagliato”. Non deve mai “inciampare” sull’errore, ma danzarci su!


L’errore, RODARI insegna, è un’opportunità per diversificare un’azione, un pensiero embrionale ed un comportamento da adottare. Solo prendendo spunto dall’errore i bambini non saranno omologati, ma si proietteranno nel mondo come bambini, preadolescenti, adolescenti, giovani adulti e adulti creativi e geniali. 

Questo passaggio diventa formidabile quando è insito alla relazione educativa perché la ricerca di un’alternativa  è agita da entrambe le parti. Cresce il bambino e matura il caregiver ora maggiormente responsabile della propria impronta educativa. 

È questa impronta educativa che non scompare crescendo e la cui memoria vibrerà anche in mezzo alla difficoltà vissuta in un gruppo di appartenenza in cui l’identità di chi cresce deve differenziarsi (decido di fare così), ma non camuffarsi (faccio come dite voi altri altrimenti perdo e soccombo).

 

 

Nubeocho è una casa editrice che cerca di arrivare a toccare il cielo” attraverso scelte editoriali studiate con serio impegno pedagogico. Per noi è la scoperta piacevole di un luogo didattico in cui si promuove il rispetto per la diversità, l’uguaglianza, l’impegno sociale e l’educazione emozionale delle prime esperienze nella vita dei bambini.

Bisognibambini ha incontrato Nubeocho attraverso il libro illustrato Adottare un dinosauro, un testo vivace fatto della tenerezza di sentimenti vissuti dalla piccola Ale nel momento in cui si sente sola e desidera la compagnia di un animale o di un fratello.

La copertina di un testo è importante specialmente quando si maneggia un libro illustrato destinato ai bambini. Ana Sanfelippo ha disegnato Ale, una bambina con un fiocco a pois in testa, che sorride mentre tiene in equilibro un dinosauro che non incute assolutamente paura, anzi! Ride giocoso anche lui a dispetto della stazza di circa quattro volte più grande di quella della piccolina. L’illustratrice argentina definisce gli ambienti esterni ed interni con allegria, ghiribizzo e – proprio come sceglie di definire il suo lavoro –  “mescola acrilici, inchiostro e matite per scenari dai colori vibranti”.

Scrittore, raccontastorie e clown, José Carlos Andrés sembra quasi dipingere sulle immagini della Sanfelippo le parole giuste della storia di Ale e dei suoi sogni.

Il tempo in casa non passa facilmente e Ale si annoia tra i desideri che esprime ad alta voce.

Ale desidera compagnia, vuole un amico per i suoi giochi, forse una specie di fratello, qualcuno che la stupisca e le faccia tornare il sorriso di cose nuove che fanno crescere bene.

Dal lunedì alla domenica successiva non è altro che una richiesta dopo l’altra ai suoi genitori esausti. Vuole il cane … no il gatto, anzi, la tartaruga! Eh no, a pensarci bene, un pappagallo variopinto o un ragno minuscolo. Ma perché non una gallina? E, visto che non badiamo a proporzioni, scegliamo una giraffa o un maiale o … un elefante viola.

Ma la regola in casa è una e solo quella: niente animali in casa!

Imbronciata Ale sembra rassegnarsi. Il mattino successivo al rientro in bicicletta da scuola trova un enorme uovo nel parco che, credendo abbandonato, porta a casa dove cerca in tutti i modi di nasconderlo agli occhi dei suoi genitori.  

A quel punto Ale decide di prendersi cura dell’uovo gigante nella sua cameretta. Lo accudisce rendendolo più umano  con occhi, naso e capelli. Gli racconta anche le storie prima della nanna fino a che il venerdì, a seguito di tutto quel calore profuso da Ale, l’uovo si schiude e viene fuori un cucciolo verde di dinosauro.

Festante come mai, Ale si presenta a mamma e papà e formula un’ennesima richiesta: “Voglio un dinosauro!”

L’assurdo desiderio di Ale espresso alla mamma e al papà fa capitolare i due ignari della verità che, alla fine, le accordano di adottarlo se lei ne individua un esemplare, sicuri della stramberia della piccola. Purtroppo per loro, il dinosauro è già in casa e ne fanno la conoscenza quando Ale lo porta in salotto in braccio destando il disorientamento, nonché la paura dei due adulti.

Kimo, il piccolo di dinosauro appena nato, è un cucciolo speciale e anche mamma e papà se ne accorgono presto. Ale non si stupisce mai della particolarità di Kimo, della sua grandezza, della sua diversità, della sua differenza.

Kimo, in giro per il parco con Ale, desta stupore e terrore al contempo negli adulti, mentre i bambini, che non sono mai imbarazzati dalle differenze, giocano con lui a più non posso.

Accade però che un ruggito echeggia nel parco e Kimo riconosce un suono familiare. Due saltasauri si avvicinano e riconoscono il loro cucciolo. I bambini di fronte alla verità continuano a giocare e a saltare. Kimo prima di andare via definitivamente con i suoi genitori saluta Ale festoso e lei ricambia.

Kimo in casa di Ale lascia un profondo vuoto tanto che mamma e papà propongono un’altra adozione, ma Ale non vuole sostituire Kimo con nessuno per un fatto molto chiaro. Di tanto in tanto è proprio il piccolo amico dinosauro a raggiungere Ale, a spiare dentro casa e a richiamare l’attenzione della piccola amica-sorella con cui fuori fa capriole e giravolte. 

I bambini intercettano sempre la verità. Quando costruiscono un legame, sono capaci di aspettare il tempo in cui esso si realizza. Ale, come tutti i bambini che sanno desiderare ed ottenere le cose necessarie a permettere loro di crescere, aspetta fedelmente l’amico. Questa è la fiducia che i bambini insegnano ai grandi.

I bambini accettano anche che qualcuno, bisognoso di affetto sincero, si riposi nel loro nido accogliente per il tempo giusto che i suoi genitori trovino la strada giusta. Questo è la sintesi dell’affido.  

I grandi possono anche rimanere fermi sulle loro posizioni, ma arriverà sempre un bimbo che farà vacillare le loro verità. Questa è la potenza creativa ed elastica dei bambini contro la presunzione e la rigidità degli adulti.

I grandi, a volte, sostituiscono gli affetti per non sentire il dolore della solitudine. I bambini invece riempiono i vuoti con il ricordo delle cose belle trascorse nei bei momenti e le … riportano in vita! Questa è la LORO  saggezza.

Grazie Nubeocho! I grandi rifletteranno sulla saggezza di Ale ed i bambini avranno più libertà nello scegliere di guardare negli occhi anche chi non somiglia alla loro immagine riflessa allo specchio. 

                                                                                                                               M.C.





Autrice di “Indovina la fiaba!” della Giunti Editore, Eva Rasano ci contagia con un silent book curioso, simpatico ed azzeccato! Parlavamo nella recensione precedente della paura, una cosa seria per i piccini, ma anche per i grandi ed in soccorso giunge l’ingegno della Rasano.

Nei suoi disegni, l’autrice sminuisce con particolare tatto la fama secolare del LUPO NERO che nella sua creazione diventa il protagonista delle fiabe più importanti e cruciali per generazioni di bambini, compresi noi.

Un silent book è interattivo giocoforza! È un portento per interagire con bambini di tutte le particolarità, piccini e grandicelli. un libro potente anche nella costruzione della relazione educativa. Chi segue le immagini con il bambino deve costruire la relazione verbale, quindi inventare, attendere che escano le parole di chi ascolta, rispettarle, amplificare le emozioni che suscitano i colori, i movimenti e i fermo-immagine.  Il silent book supera le barriere linguistiche e culturali, se si vuole.  

È adatto a dare profondità all’immaginazione, alla fantasia e al pensiero divergente. Esso è creatività pura fatta albo illustrato!

Questo silent book costringe con bontà a parlare e ad indovinare il contesto fiabesco che si presenta su due pagine di libro spalancate sotto lo sguardo incuriosito di chi legge le immagini e le rappresentazioni grafiche.

Cosa accade calandosi fra le sue pagine? Si apprendono e si inventano parole, si sprona la pigrizia linguistica, si contestualizza la storia, si narrano gli eventi già conosciuti a menadito o da conoscere, stuzzicati dai numerosi particolari ritratti sul cartonato.

“Indovina la storia!” ha l’abilità di provocare la memoria, di veicolare anche quei messaggi leggermente ostici che appartengono alle fiabe classiche, traboccando dal perimetro che la storia impone e magari alleggerendo la serietà imposta dall’impronta classica.

È credibile Biancaneve vestita di tutto punto con la gonna gialla, il corpetto rosso e le maniche a pon pon azzurre, con un muso lungo nero e con sette lupacchiotti con il cappello da gnomo sul capo che la guardano rapiti? Sì, penso proprio di sì! 

E Aladino-lupo con il turbante in testa?

E La Principessa sul pisello che dorma su materassi che ricordano una torta a strati?

Ed il Brutto Anatroccolo-Lupo che galleggia accanto ai cigni?

Ma è strabiliante il lupo Cappuccetto Rosso che incontra … il lupo della fiaba!

Colori e tratti forti e decisi come le 19 fiabe che portano dentro messaggi eterni che sedano le paure dei bambini, i loro conflitti emotivi,  la mancanza di risposte alle loro domande complicate e che, in verità, li proiettano verso un approccio positivo alla vita. Il finale delle fiabe è sempre positivo: “tutto e di più” può accadere nella trama, ma alla fine tutto si risolve e la serenità torna a splendere nell’anima bambina.

Se poi un lupo simpaticone aiuta, che altro desiderare?



Illustrazioni realizzate dall’artista Luisa Montalto  con la tecnica della pittura cinese tradizionale a pennello di bambù, immagini artistiche, pennellate di colori tenui che richiamano l’animo dei bambini, che ritraggono scene di solida amicizia e fiducia, che interpretano un’idea pura, chiara, indiscutibile, quella dell’autrice Claudia Mencaroni. 

Un’altra perla pescata nelle acque della libreria Punto e a capo

La lettura della storia di Seb è ritmata dalle note del mare. L’acqua evoca la voce e l’abbraccio della mamma, rimanda alla vita e al suo contrario.

Un bambino conosce linguaggi inaccessibili alla razionalità adulta

 … “in silenzio, come fanno le persone felici”

 ed una brava scrittrice per bambini, ascoltando fedele la propria voce bambina, riesce ad interpretare tali linguaggi e a riportarli fedelmente tra le lettere di parole evocative, sulle pagine di riso di un libro atipico edito da Verbavolant.

Non conviene mai sottovalutare il passaggio dalla veglia al sonno nella vita di un bambino. Per lui affrontare la notte misteriosa significa spesso perdere il senso dell’orientamento ed entrare in confusione.

In quegli istanti lui si stacca dal contatto fisico con la mamma e si ritrova completamente solo, al buio e nel vuoto

allora di notte io aspetto il silenzio. Faccio pianino, trattengo il respiro”

Probabilmente i mezzi per affrontare questo perpetuo viaggio notturno devono essere forniti con maggiore attenzione dall’adulto che ne è responsabile.

La paura è una “signora” emozione. E va rispettata perché, trattata bene, permette a grandi e piccini di fortificarsi, di crescere e di trasformarsi in coraggio per vivere.

Il racconto di storie nel passaggio dal giorno alla notte affievolisce l’ansia e la paura

un po’ perdo il respiro, ma poi lo ritrovo al fossato

specialmente se i contenuti sono rassicuranti e meravigliosi.

La piccola protagonista di questa avventura notturna si muove proprio di notte verso la spiaggia per incontrare Seb, IL bambino che la capisce senza tanto dire, anzi con cui può scambiare le parole giuste e sentirsi a casa.



I due protagonisti, un maschietto ed una femminuccia, due parti complementari, parlano il linguaggio del mare che è universale, che racconta di sabbia, di profumi, di materia.

Così si tranquillizzano e fanno pace con il buio trasformandolo in silenzio luminoso e sonoro di onde ascoltate attraverso una conchiglia.

“E pure la notte si mette a suonare. È un’orchestra di foglie di stelle di vento” 

Solo i bambini sono capaci di questa trasformazione anche nella peggiore delle situazioni.

Dopo corse a perdifiato sulla spiaggia, suggellate da un patto d’amicizia eterno, la piccola protagonista è sazia di bellezza bambina.

Può svegliarsi tranquilla nel suo letto, ritornare alla luce del giorno, sapendo che la conchiglia la salverà da lì alla notte successiva.

 M.C.

Questo piccolo capolavoro editoriale si presta alla lettura cenestesica e a laboratori creativi ed artistici che permettono ai bambini di giocare con i propri talenti ad ampio raggio sia con l’uso dei colori sia con la mimica della comunicazione non verbale.  



 

Pierfrancesco è un bambino sereno che vive una vita fatta di abitudini sane e salutari. È un bambino normale con due genitori affettuosi e accudenti ed un contesto familiare allargato a lui costantemente relazionato. Ha due anni e mezzo. Frequenta il nido ed ha instaurato rapporti emotivamente validi anche con i compagni di asilo. 

Un giorno i suoi genitori, sempre presenti nella sua quotidianità, lo preparano al fatto che, dopo il sonnellino pomeridiano, si sveglierà accanto ai nonni presenti in casa per l’occasione perché loro sono impegnati fuori casa. Ciò è fattibile perché Pierfrancesco è legato affettivamente ai nonni e non ha mai manifestato alcun rifiuto nei loro confronti. 

Per la prima volta un giorno si sveglierà dal sonnellino pomeridiano con accanto a sé la nonna. Ma il risveglio non è piacevole anche se non drammatico. Pierfrancesco è triste fino alle lacrime, che però scompaiono alla vista del nonno sulle cui gambe Pierfrancesco si accuccia. La nonna non da segni di malcontento naturalmente e, mentre ritorna la calma nell’animo del piccolo e le cose intorno a lui si rimettono in ordine, lei intenta a preparare la merenda, vede il nipotino accanto a sé che le chiede di abbassarsi verso lui e che  l’abbraccia forte forte. Senza proferire alcuna parola esplicativa.



Il comportamento di Pierfrancesco non rimanda solo alla relazione affettiva e familiare, ma anche al senso morale nascente in lui. Vediamo perché.
Fino a poco tempo fa sarebbe stato impensabile partire dai bambini per spiegare la moralità.
Esistono delle idee di base circa il senso morale come in particolare: “non fare agli altri quello che non vuoi si faccia a te” o “ama il tuo prossimo come te stesso”.
Queste idee presuppongono che noi siamo capaci di adottare la prospettiva altrui.  Piaget (1932) era convinto che lo sviluppo morale avesse inizio in età adolescenziale e che le categorie bene/male, giusto/sbagliato fossero dedotte da imposizioni, punizioni e ricompense inflitte ai bambini. Lo scienziato adduceva questo difetto all’incapacità del bambino prescolare di adottare la prospettiva altrui, di trarne intenzioni e di seguire norme astratte.
Gli scienziati Mikhail J. (2007) e Hauser M. (2006), in tempi più vicini a noi, hanno accennato ad una sorta di grammatica morale universale che nasce con il bambino e Haidt J. (2007) parla, in aggiunta, di moralità costruita sul substrato delle sensazioni e non delle conoscenze dovute all’esperienza.
Entrambe le visioni teoriche  stridono con la possibilità di ipotizzare una crescita morale nel bambino. Cosa che è sostenuta e condivisa da Alison Gopnik, psicologa dell’apprendimento infantile, la quale evidenzia di contro che, secondo le ultime ricerche scientifiche, nei bambini anche piccolissimi esistono fondamenti morali, ma non innati ed immutabili, né tanto meno derivati da un serbatoio di reazioni emotive.
La psicologa di Berkeley sostiene che i bambini conoscono il mondo, lo percepiscono e variano le loro azioni “morali” modulando i loro giudizi verso le cose e le azioni. I bambini sono empatici e si identificano con gli altri (imitano il viso della mamma sin da subito assorbendone la mimica dettata dalle sue emozioni) e sono in grado di comprendere che i loro sentimenti sono condivisi dagli altri.
Allo stesso tempo comprendono le regole, cercano di seguirle ed usano le conoscenze empatiche come motore per intervenire su di esse.
secondo questo modo di interpretare si può tranquillamente pensare che il bambino si dica: “non faccio del male a qualcuno perché so cosa significa quando qualcuno fa del male a me”. Questo è un comportamento che i bambini apprendono grazie alla stretta relazione fra imitazione e empatia. 
Fare del male a qualcuno è sbagliato perché è radicato nell’empatia delle fasi iniziali della vita. È una preoccupazione morale che si estende ai simili. L’empatia ed il rispetto delle regole danno pertanto luogo alla moralità tipicamente umana.
Per capirci, i bambini possono estendere l’empatia che provano verso mamma e papà ad una gamma molto più ampia di persone (i nonni ed i parenti tutti e gli amici), quindi estendono la loro preoccupazione morale a coloro che sono simili a loro,  a chi ha una relazione con loro. Al contempo, possono negarla a chi non rispetta la somiglianza, a chi “non sentono” loro simile. Anche in questo caso gioca molto il binomio imitazione/empatia (pensiamo all’appartenenza ai gruppi e alla loro differenziazione).

Torniamo a Pierfrancesco. Il nostro bambino rimane estremamente affettuoso e per giunta coerente. Nell’esempio sopra esposto lui prova ed esprime il dolore e la paura dell’abbandono che però colma prontamente con il legame “simile” con il nonno. Così può attendere con calma il rientro dei suoi genitori.
In questa bolla di sicurezza ritrovata, pensa a quanto male fa il rifiuto e la mancanza di un abbraccio e pensa che con i suoi simili non ci si comporta così. L’abbraccio che ha scelto di dare alla nonna a quel punto non ha significato “perdonami, non lo faccio più” (una pretesa ridicola da parte dell’adulto! Per giunta una striminzita interpretazione).
Riflettiamo sul senso del comportamento di Pierfrancesco nella visione scientifica appena accennata. L’abbraccio può significare piuttosto “non reggo il dolore (empatia) che tu hai potuto sopportare per il mio rifiuto e questo non si fa (regola) se sei come me, un mio simile. Ti restituisco quello che io avrei voluto”.



Bene, le considerazioni scientifiche della Gopnik (2009) aprono scenari interessanti ed estremamente curiosi circa la condotta morale che gli adulti adottano. Nell’educazione è importante tenere conto di quanto esperito da questa letteratura scientifica, perché i bambini ci osservano con gli occhi della pelle, della mente e dei sentimenti. Solo in un secondo momento danno nome ai loro comportamenti imitati direttamente dal mondo adulto che è rappresentato dai suoi cargivers: genitori, nonni, pari, insomma, tutti i suoi simili.
Pensiamo ai contesti educativi in cui decidiamo (scegliamo consapevolmente e con coriacea responsabilità) di far crescere emotivamente i nostri bambini. Da ciò dipende il loro comportamento morale da grandi, quando diventeranno quegli adulti  che con noi, con la nostra partecipazione, edificando le loro persone e le loro relazioni nella speranza che intercettino più simili possibili.

GIALLO MAX, di Teresa Porcella, Giralangolo, Picture Books, 2018

 

C’è un cagnolino, Felix, che si muove tra il bianco, il nero ed il giallo dell’abile tratto di Lucia Mattioli, illustrazioni macchiate dal colore del sole per evidenziare il particolare degno di nota da quale volare verso inquadrature più ampie.

C’è un bambino di nome Max che legge una rivista illustrata, comodo sul divano, senza scarpe e con i calzini gialli. In casa tutto è normale, sul tappeto il disordine dei giochi macchiati di giallo.

C’è una pulce gialla di nome Alix che salta sul mantello peloso di Felix che ha il collare di colore giallo. Alix fa parte della famiglia di Max. Ha una vita tutta sua perché lavora in un circo e fa il salto nel cerchio con il suo domatore Sprix.

C’è la città di Brix dove tutto avviene, palcoscenico della storia. Una città che ha spazio per i bambini e per i grandi. Ospita il circo Minimaxi e l’aeroporto Airix.



Dal tappeto di casa si esce in città, si assiste ad uno spettacolo circense, si va all’aeroporto, si ammirano gli aerei che decollano, le piste di atterraggio, le scale gialle che aiutano i passeggeri in salita ed in discesa dagli aeromobili. C’è anche Diego, il pilota dell’aereo, con la cravatta gialla che sorride perché, alla fine del lavoro e della giornata, rientra in casa di notte.

Il papà di Max scende dall’aereo che ha guidato

Colpo di scena! Dallo spazio dell’attesa – ingannata dalle letture e dai giochi di Max e dal saltellare di Alix e di Felix – si passa all’abbraccio tra il  papà pilota e Max che pazientemente ha atteso a casa fra i suoi giochi, intrisi del suo papà, il suo rientro.

 

Max abbraccia il papà al rientro dal lavoro

È in una sorta di attesa circolare che Max, con il suo aereo giallo giocattolo, enfatizza il papà,

ai suoi occhi

positivo EROE

Cosa accade in chi ascolta questa storia tutta gialla? 

Chi legge le immagini e segue la storia attraverso le macchie gialle e le “x” che si rincorrono, riesce a dare senso e ordine al tempo che trascorre, sia all’esterno sia nella fantasia della propria mente-bambina

perché Max  insegna che, con il suo aeromobile giallo, gioca sapendo di “avere in mano” il suo papà nello spazio e nel tempo.

Il loro è un rapporto sicuro, l’attesa amplifica l’abbraccio e Max impara ad aspettare che le cose belle accadono, che il rapporto primario si realizza ogni volta con pazienza e  senso di sicurezza.

L’attesa occupata dal gioco crea spessore nel rapporto affettivo.

Max gioca con il suo aereo giocattolo

Alla fine della storia, Felix – di nome e di fatto – è felice, altrettanto lo sono Alix e Max.

Il nostro bambino che legge sul divano, ora è tra le braccia del suo papà Diego che ha guidato finora un aereo giallo proprio come ha fatto lui per gioco e “per finta” a casa.

Dal piccolo al grande, dal particolare al generale, dalla casa attraverso la città fino al cielo. Dal mondo dei piccoli al mondo dei grandi, da aerei giganti ad aerei giocattolo,  da circhi sulla piazza della città a tendoni in miniatura sparsi sul divano di casa.

Dal papà al figlio, entrambi avvolti in un abbraccio unico, più che particolare, quello di Max col suo papà.

Buona lettura a grandi e piccini. 

                                                                                                            M.C.


 





Ho  già parlato della cura dei papà nei confronti dei loro piccoli. Della dedizione che li valorizzano quali papà empatici, affettuosi, relazionali, autorevoli, partecipi di una genitorialità consapevole e responsabile. Ecco dove per chi volesse leggere: qui e  qui

Ma incontro anche papà che hanno tanto bisogno di essere rassicurati circa le loro abilità genitoriali. Papà che temono di non essere all’altezza e forse che non hanno mai avvertito  nella loro infanzia e nella loro adolescenza quella spinta ad essere se stessi ed originali, a credere in sé, a dimostrare all’immagine che si riflette davanti allo specchio, la mattina prima di iniziare una giornata di lavoro e di responsabilità, di poter lasciare un’impronta.

A tutti quei papà che nascono quando nasce il loro bambino è dedicato PAPA’ ISOLA, Emile Jadoul, Babalibri

Tra le pagine del libro è la sua compagna di vita, la mamma del piccolo, a dare un impulso positivo all’autostima del padre:

nei nove mesi di gestazione si ha tempo sufficiente per crescere, consapevolizzare, temere, terrorizzarsi ed infine affrontare, più solidi ed uniti che mai, la nascita a tre punte: nasce un bimbo, nasce una mamma e nasce un papà.  

Il papà che non ha mai avuto l’abilità di sbrigare le cose grazie ai super poteri, può essere riportato, grazie a chi lo ama, con i piedi per terra e ridimensionarsi sulle proprie potenzialità e non su quelle degli altri, per poter alla fine accettare con grazia e tenerezza la propria specialità.

Il papà può fare tutto, quando tutto è relativo al proprio bambino.

 

Il bambino non si permetterà mai di comparare il suo papà ad altri eroi se, sin da subito, questi interviene per proteggerlo, difenderlo, cooperando con lui ad un binomio infallibile, al rapporto di spessore costruito costantemente con suo figlio:

le fondamenta di una struttura che da lì all’adolescenza in tal modo potrà vacillare, piegarsi per le oscillazioni, assestarsi secondo nuovi equilibri,  ma che difficilmente crollerà.

 

 

 

 

Si avvicina il Natale, un tempo di nascita, di  rivelazioni , di novità e di buoni propositi.
Oggi scrivo di un libro, del libro di Natale, la festività santa che conclude il 2018.

 

Il mio augurio è rivolto a tutti i cuori, piccoli e grandi, affinché quest’anno possa per ognuno concludersi con la rivelazione della propria buona stella.

 

 

“Esprimi un desiderio” è delicata poesia racchiusa in un’opera d’arte di cartonato. Dal fondo grigio fumo di Londra un’esplosione di stelle d’oro e d’argento ed in primo piano scene che raccontano il viaggio più bello che ci sia: il viaggio degli amanti  attraverso percorsi fuori dal mondo, ma che il loro mondo creano alla perfezione. Motore di tutto è l’attrazione vicendevolmente prodotta da due cuori ed esercitata da due sogni gemelli.

 Due tenere figure, quella di una donna e quella di un uomo dai modi gentili e rispettosi,  minuziosamente sagomate in fil di ferro, riempite di parti di stoffe pregiate che si muovono fra profili di nuvole e di arcobaleni e di stelle sopra tetti merlati di case profumate di arance e ricotta. I due amanti, senza indugio alcuno, arrivano fino alla luna

sulla quale si dondolano nello spazio di un suo spicchio e su cui riposano i loro corpi dopo una parte del loro  lungo viaggio e prima di raggiungere la  destinazione ultima, ma che ultima non è perché è preludio di un altro viaggio, pregno di senso: i desideri gemelli si concretizzano, rafforzati l’uno nell’altro, in una bambina. Un papà, una mamma, una bimba.

Lia e Leo sono anime gemelle, proprio quelle che hanno sogni gemelli e che, protetti e supportati da un ombrello, uniscono anche le forze fisiche e si incamminano per sentieri sconosciuti, staccando i piedi da terra, con l’unica ragione che supera la forza di gravità, quella del cuore, sempre presente  che spicca rosso tra le pagine del loro viaggio d’amore.  

Quando Leo, stanco, confessa che la loro meta, la loro stella, è lontana quasi irraggiungibile, nonostante lo sforzo, è Lia a dare ad entrambi speranza e motivo di continuare, perché in ciò saranno ripagati.

Quando Lia, stanca e stremata, piange pudica confessando di essere sul punto di desistere, è Leo a chiederle di esprimere il desiderio con tutta l’intensità immaginabile, serrando gli occhi.

La richiesta di Leo è la chiave di volta: esprimi il desiderio! La stella appare lì davanti al loro cospetto e, planando su di essa, sull’unica realtà, sintesi dei loro sogni, Lia e Leo capiscono che è lei a dover esprimere un desiderio  ribaltando il copione. La stella, lì per loro e solo per loro, era ancora una volta pronta a servire Lia e Leo, ma il desiderio dei due amanti colmo di una forza straordinaria ha permesso alla stella di rivelarsi nel proprio  desiderio finalmente! Da lì un’esplosione ulteriore di minutissime e luminosissime stelle e … la sintesi di tutto, una bambina che li attendeva, la loro bambina, con cui intraprendono il viaggio di ritorno per iniziarne uno ogni giorno nuovo, nella loro casa, che la buona stella ha sempre illuminato dal cielo e che ora illuminerà dal suo interno.  

 

Perché leggere questo libro ai bambini? Perché la stella indica la ragione per cui essa stessa è al mondo. Perché il sentimento che unisce Lia e Leo è un esempio di unione serena, limpida e possibile. Perché non c’è un movimento fuori posto fra Lia e Leo, perché tra loro c’è prima rispetto e poi amore da costruire insieme. Perché la casa è simbolo di famiglia. Perché il viaggio, il sacrifico, la perseveranza, l’attesa, lo sforzo, la compassione e la gratuità  sono di questo mondo, il mondo che è abitato dai nostri bambini.

Perché i grandi dovrebbero leggerlo? Per gli stessi motivi per cui i bambini lo ammireranno e, inoltre, perché se non ci sono sogni gemelli che palpitano nei reciproci cuori, si può attendere il palpito e non accontentarsi del silenzio.

Anna Masucci con i suoi versi poetici  e Donata Curtotti con la sua originalità artistica ci permettono di vivere un Natale speciale perché colpiscono dritto al petto. E, dopo Natale, leggere e rileggere “Esprimi un desiderio”, continuerebbe ad indicarci la retta via.

Verbavolant edizioni, di nuovo per bisognibambini  una casa editrice attenta a muovere le emozioni secondo percorsi sagacemente razionali.

Questa recensione la dedico alla mia mamma Lia che si sarebbe commossa alla lettura di “Esprimi un desiderio”, come una bimba, come me. A mamma Lia,  ora diventata stella vigile del mio cielo.

M.C.

angolo punto e a capo     

Una mamma ferma su un “no” motivato, destinato al suo bambino, rischia di essere barattata con un’altra mamma uscita fresca di fabbrica, come desidera suo figlio, arcistufo di no, di devi, di sbrigati, di fai, di smettila, di metti in ordine e … chi più ne ha più ne metta. 

Attente, quindi, mamme: il rischio è dietro l’angolo! Esiste una fabbrica delle mamme che sforna mamme ad immagine e somiglianza dell’ideale di ogni bambino che voglia vivere sereno e fare quello che più gli aggrada.

Il piccolo Nino ci ha provato. La mamma dice no al gioco del pallone ad oltranza e lui, arrabbiato, dice che vuole un’altra mamma. E lo dice proprio alla sua di mamma!

Lei, amorevole come non mai, pronta a fare tutto per suo figlio, lo accompagna proprio davanti al cancello della Fabbrica delle Mamme e lì aspetta che Nino entri e ne esca con una mamma-sostituta.

Nino, guidato sempre dalla rabbia verso la mamma, si fa coraggio ed affronta passo passo ogni tappa che un omino buffo vestito come un soldato di piombo, gli indica, prendendo nota delle caratteristiche della nuova mamma.

Il percorso verso il nastro scorrevole da cui uscirà la nuova arrivata, è fatto di corridoi stretti, di saloni di specchi, di damaschi, di stanze piene di ordine, insomma cose serie, che incutono un certo timore a Nino il quale inizia a vacillare. Il nostro piccolo protagonista chiede tante cose, chiede le cose che già in verità chiede alla sua mamma quando disobbedisce o quando deve necessariamente ubbidire.

Una mamma dolce, con un naso piccolo per non sentire l’odore dei piedini sudati, con una grande bocca che la terrebbe occupata a parlottare con le amiche, invece di stare a controllare lui senza sosta, che gli prepari cose buone da mangiare, che sappia costruire navicelle spaziali  e, magari, che lo prenda per la mano … e lo traghetti sulla sponda sicura … come ha sempre fatto! Ecco, davanti allo specchio in fondo e accanto al nastro scorrevole, Nino si riflette e … riflette su … chi vuole veramente accanto a sé ora che è solo? Chi sta lasciando dietro di sé? Per incontrare chi? 

È grande il timore, ma è chiaro che ora Nino deve solo correre, voltare le spalle e correre a ritroso verso la sua mamma sicura. Lei è lì, lo è stata durante il grande momento di rabbia e di rifiuto di Nino. Ci sarebbe stata comunque.

Lì, dove l’ha accompagnato, fuori dal cancello, Nino l’ha ri-trovata.

I genitori quasi perfetti, o meglio sufficientemente buoni, non si preoccupano troppo delle proprie imperfezioni  (Bruno Bettlheim)

Il linguaggio è diretto, la scrittura in stampatello maiuscolo, le immagini piene di colori pastello sfumati, appena usciti da una pennellata lasciata lì ad arte e che assecondano i movimenti dei protagonisti,  tutto un insieme indovinato per comunicare un inconfondibile messaggio educativo e pedagogico.

Claudia Mencaroni e Giulia Cregut hanno abilmente creato una piccolo grande capolavoro  nel panorama della verbavolant edizioni. Un albo illustrato vincente che può essere punto di partenza anche per un laboratorio di lettura finalizzato a coniugare l’ autorevolezza dei genitori, il rispetto delle regole ed il legame inscindibile che deriva dai primi due ingredienti familiari.

M.C.

VERBAVOLANT EDIZIONI