C’ERA UNA MAMMA, C’ERA UN PAPA’ è stato scritto da Emanuela Nava ed è edito da Piemme nel suo settore ragazzi “Il battello a vapore”.
La storia, che è dipinta sulle pagine del libro e che risalta nelle stilizzate illustrazioni variopinte, è un altro aiuto – che bisognibambini propone – per genitori adottanti alle prese con bambini di tanti colori,  curiosi di conoscere dove sono nati e quale potente forza li ha portati fin qui dall’altro capo del mondo.
Il testo, nonostante sia destinato ai bambini, è un valido sostegno anche per le mamme ed i papà che si interrogano sul perché adottare e, prima ancora, sul perché non abbiano bambini nel … portaombrelli!

I bambini, come gli ombrelli, sono necessari per quando piove, per quando splende il sole e per quando silenziosamente nevica. Per stare sempre insieme. Per vivere le giornate, il tempo meteorologico ed il trascorrere delle stagioni, per crescere, maturare ed invecchiare … e ricominciare tutto daccapo.
Questa delicata storia dipinta è un prezioso suggerimento per chi crede di non essere abbastanza all’altezza di trasformarsi fattivamente in genitore. Per chi non ha stima di sé e pensa di essere poco o meno di altri. Invece, un occhio esterno può raccomandare una modalità mai presa in considerazione e, quindi, dedicarsi alla pesca proiettando i fili colorati in aria e lanciando come ami le foto in cui la coppia aspirante adottiva è ritratta felice in sfondi di vita comune. Sarà il vento a favorire la pesca.

Una pesca limpida, senza pregiudizi, affidata al caso che sempre indovina. È la spensieratezza e la leggiadria del lancio delle esche a remare a vantaggio della stima di sé.

Cosa tornerà indietro?

In questo superbo caso, tre bambini di tre continenti differenti che non si liberano facilmente dei fili con cui volano alto e che fanno famiglia con la mamma ed il papà sapendo di amare le loro stesse abitudini quotidiane e di condividere gusti, profumi e colori con loro,  la loro mamma ed il loro papà, in una realtà sfaccettata, poliedrica e della forma che solo i lega-mi sanno inventare “dove le nuvole si rincorrono e cambiano forma”

La Cassazione civile, sez. 1, con ordinanza n. 29424 del 28 dicembre 2011: le incognite (bambini di colore, di religione diversa dalla propria, di etnie specifiche, figli di soggetti psichiatrici, ecc.) nell’adozione sono possibili se non altamente probabili. Per una buona riuscita del percorso adottivo, l’adozione deve realizzarsi senza riserve, in un clima di accoglienza piena.

 

Facciamo i Colori Helena Arendt Facciamo i Colori Ricette e idee per dipingere e giocare con la natura Terre di Mezzo Voto medio su 4 recensioni: Da non perdere € 17.9 Lo trovi su Macrolibrarsi.it


Marianne Dubuc è l’autrice di “Non sono tua madre” edito da Orecchio Acerbo Editore nello scorso febbraio 2017, un testo unico e tenero che parla di adozione e di accoglienza di qualcuno diverso da sé e non solo nei tratti somatici.
Fra le pagine colori pastello, le immagini sono nitide e ben definite.
La vicenda ha luogo su un albero, simbolo della vita, con le radici nascoste, un tronco ben piantato nella terra che si erge verso il cielo attraverso una fronda verde fitta di rami e foglie.
Otto è uno scoiattolo che vive tranquillo nella sua tana, trascorrendo giornate tranquille secondo ritmi ben conosciuti e abitudinari.
Il nostro scoiattolo vive su un albero rigoglioso, all’interno del quale vivono altri animali, come in un piccolo paese dove ci si conosce tutti. 
Un giorno, questo teatro boscoso diventa il palcoscenico di un’improvvisazione. Una palla verde si piazza sull’uscio di casa di Otto. Il piccolo padrone di casa passa dall’indifferenza nei confronti della novità, all’accoglienza di ciò che in essa si nasconde: un essere peloso che a lui per nulla somiglia, ma che lo chiama mamma.

Otto ribadisce più e più volte di non essere la mamma dell’essere peloso il quale, con rispetto e tatto, gli si rivolge chiamandolo Piu
Otto è testardamente determinato a cercare la mamma dell’essere peloso che nel frattempo cresce a dismisura. La ricerca della mamma è un’impresa molto difficile ed occupa giorni e giorni di lontananza da casa da parte di Otto. Lui vuole a tutti i costi trovarla. In casa, durante la sua assenza, rimane a vigilare l’essere peloso, che non smette di crescere, e si diletta a mantenere il nido pulito con la minestra calda sui fornelli che tanto piace a Otto. Il nuovo inquilino ascolta le parole di Otto e sa bene che fuori volteggia un’aquila in cerca di prede, per cui sta molto attento.
Otto torna a casa a mani vuote. Vaga di ramo in ramo, pensieroso e assorto nel problema che lo preoccupa. Troppo concentrato sul compito, Otto non si accorge che l’aquila lo ha puntato e quasi afferrato. Lo scoiattolo mamma avrebbe fatto la peggior fine se l’essere peloso non fosse intervenuto prontamente in sua difesa, sfoderando l’aggressività più dirompente ed esternando un istinto di difesa che solo un legame filiale è capace di dimostrare.
Otto vive ora con l’essere peloso, il ricordo della mamma da cercare e trovare è ormai lontano ed i due inseparabili, da allora, hanno affrontato tanti cambiamenti. L’essere peloso dopo qualche mese ha smesso, infatti, di crescere, particolare quest’ultimo che ha permesso ai due di non operare ulteriori cambiamenti. La casa, dopo piccoli e grandi aggiustamenti, ha raggiunto il suo assetto definitivo.
Mamma Otto o Piu o coma voglia dirsi, in effetti fa ed è la mamma dell’essere peloso che poi tanto peloso non è, che è anche gentile e che fa una minestra incredibilmente buona!

Il desiderio di adottare non coincide, a dire il vero, con il desiderio di essere chiamati mamma e papà. Esso è desiderio di fare famiglia, di accoglienza a tempo indeterminato, di condivisione e di crescita comune.
Il rispetto per le origini di chi si accoglie è cosa seria. Si deve tentare di ricostruire la storia dell’adottato sempre. Si deve rivelare l’adozione con limpidezza sin dal principio, con gli strumenti più idonei, ad esempio con un bel testo come questo di Orecchio Acerbo Editore che rivela un contenuto tanto complesso attraverso una storia emotivamente densa e lineare nella successione degli eventi.

Egregiamente portatrice di simboli che richiamano la relazione filiale e parentale, la storia di Otto (che diventa mamma) si concentra sulla casa, sui vicini fidati, sulla diffidenza dei nemici che predano, sulla minestra cucinata con amore, sulla comunicazione empatica e sulla solidità degli affetti, in particolare quelli che si cementano dopo un trauma (vedi il tentativo di aggressione da parte dell’aquila).

In fondo, non c’è vuoto affettivo che non possa essere colmato: un’adozione irrompe nella vita, sovrasta l’ambiente abituale, inonda della propria presenza tutto, induce al cambiamento. Lo fa con i suoi tempi ed i suoi spazi, quelli che portano a misurare diversamente l’esistenza di una nuova famiglia.

M.C.

Il viaggio di Sara

Sara, con la sua mamma, vuole conoscere il mondo e chiede di viaggiare. È un modo per la piccola di andare alla scoperta delle sue origini*. È un modo per mamma e papà di intraprendere l’accompagnamento verso queste, di prenderla per mano, metterle le ali e farle intraprendere il viaggio che la impegnerà per la vita.

Il viaggio che li coinvolgerà tutti a tutto tondo, insieme. Con il cuore e con la mente.

IL GRANDE ATLANTE ILLUSTRATO, Bone Emily – Edizioni Usborne , 2016

 

Sara parte da una postazione privilegiata dell’Europa occidentale e dimostra di aver gusto artistico ed estetico! Parte, infatti, dalla Gioconda e subito dopo non disdegna il paese di Babbo Natale ed ancora, a bordo di un aereo, arriva in Antartide facendo un grande inchino alla Nigeria.

Ecco come la nostra piccola Sara ogni giorno consapevolizza la sua esistenza

La ripetizione rituale che Sara richiede quotidianamente non ha propriamente a che fare con la specificità delle origini, ma ad essa si coniuga. Bettlehiem parla di magie, di eroi, di eventi fantastici di cui un bambino ha bisogno affinché possa interiorizzare la realtà esterna e accomodarla alla propria interiore. Sara, come qualsiasi bambino, ha bisogno di sicurezze, di emozioni stabili e sempre meglio assimilate.

Lettura dopo lettura, racconto dopo racconto, la sicurezza di Sara aumenta e mamma e papà le saranno accanto anche per incoraggiare, con i tempi da lei richiesti, nuovi stimoli, nuovi tentativi e nuovi percorsi.

*art. 28 comma 1, L. 284/83: il minore adottato è informato di tale sua condizione ed i genitori adottivi vi provvedono nei modi e nei termini che essi ritengono più opportuni – comma 5 l’adottato raggiunta l’età di 25 anni può accedere ad informazioni che riguardano la sua origine e l’identità dei propri genitori biologici. può farlo anche raggiunta la maggiore età se sussistono gravi e comprovati motivi attinenti alla sua salute psicofisica.

 

 

 

Filippo e Serena hanno adottato Sara. Lei era piccolissima e ancora non sapeva che la sua mamma non l’avrebbe mai più vista. Sapeva solo che aveva bisogno della mamma e, sempre piccolissima, ha incontrato Filippo e Serena.

Sara ha scelto di aggrapparsi alla vita agganciandoli per sempre.
Lei ha fatto una scelta.

Mamma Serena e papà Filippo sono entusiasti e senza parole dapprincipio. In seguito capiscono che Sara è la realizzazione dei loro sogni più profondi. Infatti, sono portatori di un messaggio nobile: la nostra esperienza vuole essere un inno alla vita che si accoglie giorno per giorno, indipendentemente dal legame di sangue.

Filippo, Serena e Sara sono una famiglia ora. Sara è una bimba dalla pelle color cioccolata, nata sul territorio italiano dove costruirà la propria identità, determinata a sorvolare oceani e continenti, a percorrere strade asfaltate e salite impervie, a scavalcare muri che, se troppo alti, lei colorerà di tutti i colori dell’arcobaleno senza tralasciare sfumature d’ingegno.

Filippo, Serena, i nonni, i cugini e tutti i parenti intorno, saranno le persone che negli occhi di Sara si rispecchieranno per definire un senso nuovo delle cose, delle esistenze, della Vita. Guardando negli occhi la nostra bimba, ci diciamo sempre più convinti che ciò che vince sempre, nonostante tutto, è la Vita con la V maiuscola: quel flusso vitale in costante divenire che fa muovere il mondo e lo rigenera, nonostante la fragilità umana.

Un abbraccio spettacolare a Sara, maestra di Vita.

 

 

 

“La mia famiglia selvaggia” di Laurent Moreau è un albo illustrato che aiuta, chi lo ammira e chi lo legge, a mettersi nei panni degli altri perché siamo incredibilmente abituati a vedere le cose solo da una prospettiva personalissima quale è la propria.

Mi piace molto la recensione delle Galline Volantihttp://gallinevolanti.com/la-mia-famiglia-selvaggia/ – perché la bambina protagonista del nostro libro potrebbe benissimo essere una bambina che arriva da un paese diverso per entrare in una nuova famiglia. Ed è sacrosanto considerare in questo caso che è la famiglia nuova ad entrare nel suo mondo infantile e non viceversa.

La bambina che descrive la sua famiglia selvaggia dipinge alla perfezione le sue relazioni affettive usando un linguaggio antropomorfico. Si sa, i bambini trasferiscono le abilità fantastiche degli animali ai modelli umani della loro intima realtà. Il fratello maggiore ed il minore, il papà e la mamma, la nonna ed i cugini, sono tutti animali disegnati con tratti decisi e d’effetto dall’abile mano dell’autore-illustratore; essi appartengono ad un mondo che solo i bambini riescono a catturare fisicamente e cognitivamente.

È un mondo misurato attraverso le sue emozioni vissute ed i sentimenti che gli altri suscitano in lei.

Le caratterizzazioni del leone, della giraffa, dell’elefante, dell’uccello, della civetta, dell’orso, del pavone e delle scimmie sono tipicamente umane per la nostra bimba.

Il leone è autorevole nel suo silenzio e nello sguardo profondo. È proprio un papà che, un po’ pigro, detta legge (è il re della foresta, d’altronde!) solo con la sua presenza.

La giraffa è superiore a tutti e, l’altezza di cui è portatrice, insegna qualcosa di importante: da lassù lei riesce a vedere tutto, a leggere ciò che da qua sotto non si vede, ad esempio lei legge bene le dinamiche della famiglia in tutto il suo complesso. Proprio come fa una mamma! Lei sì che non si arrabbia subito e perdona amorevolmente. Ma lei, quando cammina per strada, è altera, forse a volte altezzosa: lei solo sa che per difendere la prole si devono tenere bene le distanze dalla massa invidiosa.

Il fratello maggiore è un elefante. Si vede e si fa vedere, si distingue, è possente e tenero al contempo. Il fratello maggiore deve essere presente, ma non aggressivo per stare accanto ai fratellini e alle sorelline, è importante che si noti. Solo in casi estremi può diventare aggressivo, giusto il tempo di alzare il naso al cielo o la zampa un tantino sopra il terreno, a mo’ di avvertimento! Sa che i piccoli credono in lui è restituisce loro sicurezza.

Il fratellino minore è un uccellino che canta e sogna anche in contesti che, a dire il vero, non lo consentirebbero nella forma. È colorato ed eccentrico. È divertente ed è da coccolare. Accanto a lui, la bambina probabilmente si sente “maggiore” e capace di restituire la sicurezza appresa dall’elefante!

La nonna è una figura imprescindibile, presente, paziente, casalinga perché alla sua veneranda età se lo può permettere, si gode i piaceri del tempo rallentato in cui i nonni sono specialisti! È una saggia civetta osservatrice e attende che la vita si sveli a tutti.

Il nonno gentiluomo, lento come chi porta con sé tanti anni pesanti e preziosi, è un cervo con delle corna in testa ramificatissime (proprio come nei cervi anziani!) perché sono anni ed anni che crescono sul suo capo così grandi ed evidenti tanto da farlo notare a tutti, semmai qualcuno non lo dovesse capire!  È la sua carta di identità per la reverenza che incute quel particolare copricapo, quasi una corona regale, pungente come una corona di spine, eh sì!  I sacrifici di una lunga vita!

Zia e zio sono due persone che si compensano e che satellitano attorno agli affetti familiari. Da una parte un pavone sensibilmente femminile, agile, socievole, eccentrico, da ammirare e, dall’altro canto, un orso goloso dedito alla pigrizia e alla buona cucina. Cosa vede la nostra bambina in loro? Probabilmente da un lato la naturalezza di una parte esteriore, libera, senza pregiudizi e dall’altro lato un’interiorità domestica perimetrata da una tavola imbandita attorno alla quale sta una famiglia accogliente, rispettosa dei ruoli e teneramente unita.

Altri personaggi familiari ruotano attorno alla personalità della nostra bambina e tutto sta nello scoprire quale percezione ne ha la nostra protagonista. Un gioco divertente e colmo di particolari da scoprire.

Questa bambina è simpatica perché sincera con noi tutti: ci accoglie nel suo mondo emotivo e lo fa evidenziando con delicatezza i punti di forza dei suoi affetti e anche i punti di debolezza e le sue difficoltà. Questa prospettiva la intravediamo se con il cuore bambino ci avviciniamo alle caratteristiche antropomorfe che appartengono agli animali che spiccano colorati dalle pagine robuste di un Signor Libro edito da Orecchio Acerbo Editore.

Chissà perché la nostra piccola bambina si descrive come una zebra, un quadrupede a strisce bianche e nere, che non corre lesto come un cavallo, né è agile nelle movenze come lui. Una piccola zebra un po’ goffa, timida, forse vulnerabile ed in cerca di protezione, consapevole di essere piccola, ma orgogliosa di essere parte di una famiglia speciale solo per il fatto che in essa si sente accettata.