Nella mia attività quotidiana non incontro solo genitori fortemente motivati ad accogliere bambini che hanno origini lontane dalle loro, che adottano una vita “altra” e diversa dalla loro per progettare un percorso di crescita comune e speciale.

Nel corso della definizione delle procedure di adozione incontro nonni speciali, nonni che, anche se già nonni biologici, dichiarano: “sì, voglio un bene incondizionato ai miei nipoti, ma…lui, ma lei…. è un’altra cosa, è diverso, è prezioso, è delicato …è speciale”. Le parole sono spesso strozzate da lacrime di sale puro. 

Quando li osservo e li ascolto mi viene in mente un piccolo grande capolavoro del maestro Andrea Camilleri, Magaria, edito dalla Mondadori nel 2013 e illustrato magicamente da Giulia Orecchia. 

Il rapporto figli-nonni, a rigor di logica, è più breve nel tempo rispetto a quello che lega i figli ai genitori. Qualitativamente lo stesso rapporto è nei suoi contenuti molto più variopinto ed incantato.

Esso è fatto di storie infinite, di sapori indelebili e di colori impercettibili che si imprimono nella memoria fino alla fine dei tempi. 

C’è un filo che unisce i bambini ai propri nonni e viceversa che non si recide e che intesse due realtà temporali che a loro volta si uniscono e si mescolano  senza soluzione di continuità, ma solo di eterno. C’è un filo che non so da chi è tessuto. 

Mi piace pensare che, al di là delle rughe dei nonni e al di là delle gote rubiconde di bimbi degni di speranza, ci sia

magia ed incantesimo

due ingredienti che non devono mancare mai all’inizio ed alla fine di ogni storia.