Insegnare, tradizionalmente,
vuol dire condurre a padroneggiare un argomento
Mediare, secondo l’approccio Feuerstein,
vuol dire condurre a padroneggiare
 il proprio processo di pensiero.
Qualche settimana fa ho partecipato a seminario dal titolo “L’ESPERIENZA DI APPRENDIMENTO MEDIATO secondo il pensiero Feuerstein: un’opportunità per tutti. Una risorsa in caso di esigenze educative speciali”, rivolto a insegnanti, psicopedagogisti e riabilitatori dell’ASP,  ma anche ad educatori, genitori e a quanti si occupano del benessere in età̀ evolutiva. Tra i relatori ho conosciuto la dott.ssa Jael Kopciowski, del Centro di Riferimento Educativo per lo Sviluppo Cognitivo Integrato s.r.l., www.centroeducativocresci.com, la quale ha lanciato al pubblico presente ed in ascolto in aula, spunti piuttosto interessanti nati in seno al metodo Feuerstein.
“Secondo Feuerstein la presenza di un approccio educativo vigile ed attivo, che egli chiama Apprendimento Mediato, porta a superare in larga misura le problematiche di partenza conducendo gli individui a raggiungere una qualità della vita anche molto superiore a quanto ci si sarebbe potuti aspettare dalle condizioni oggettive di partenza”*.
Per bisognibambini.com  è stato fondamentale riflettere su quanto detto durante il seminario, al fine di dare un messaggio ai genitori o a chiunque faccia le loro veci della responsabilità genitoriale, considerato che questi agiscono all’interno dell’Educazione quale globalità ambientale, laboratorio di esperienze reali e palcoscenico su cui i loro bambini speciali interpretano la vita.
I bambini con bisogni speciali, i bambini adottati, i bambini sottoposti a lunghi periodi di istituzionalizzazione e tutti i bambini meritevoli di massimo rispetto dei loro tempi, modalità e opportunità di apprendimento, trovano ampio  respiro nel metodo Feuerstein.
Le cause di ritardo sul piano cognitivo (dell’apprendimento) di cui alcuni bimbi possono essere portatori, dipendono da vari fattori. Esse possono essere endogene (ereditarietà, fattori genetici, fattori organici), esogene (livello di maturità, diversità culturale) o endo-esogene (stimoli ambientali, status socio-economico, livello di educazione, equilibrio emotivo di figli e genitori. In ogni caso trovo importante sottolineare il postulato al metodo che all’origine delle funzioni mentali più elevate vi è il processo di apprendimento in cui l’interazione tra soggetto (bambino o adulto) ed ambiente, attraverso il supporto dell’educatore, è fondamentale.
Tutti “i bambini, e non solo loro, hanno bisogno di punti di riferimento solidi e sicuri che permettano di organizzare l’enorme quantità di stimoli da cui sono perennemente bombardati e di prevedere che cosa aspettarsi dal mondo”*.
La motivazione ad apprendere
Incoraggiare un bambino a svolgere un compito supportandolo con frasi che lo invogliano a credere maggiormente in se stesso, che lo motivano,  perché ce la può fare, spesso è controproducente perché alle  orecchie bambinece la puoi fare, suona come un fammi vedere come sai volare! Su, Vola!
La motivazione, quindi, non è affatto sufficiente ad implementare l’apprendimento, tanto meno ad incentivare l’autostima.
L’altra faccia della medaglia è che esempi simili di incoraggiamento, possono essere interpretati come un invito alla sconfitta, oltretutto accompagnata da un sorriso compiaciuto sulle labbra!
Il bambino spesso, ascoltando queste spinte verbali,  ha in mano parole e non strumenti altrimenti funzionali per lui ad una più intensa  conoscenza.
Viceversa, offrire al nostro bambino in difficoltà gli strumenti per l’apprendimento,  per meglio usarli e maneggiarli, per raggiungere un fine (lo svolgimento del compito), significa far nascere in lui una motivazione strutturata in livelli, attraverso i quali apprenderà i modi, le abilità ed infine acquisirà le competenze (che sono processi dell’apprendimento) per la loro risoluzione.
E’ necessario dimostrar loro in modo tangibile, chiaro ed evidente che possiedono di già (potenziale) risorse adeguate per …. imparare a volare.  Una volta sperimentati gli strumenti e capito che funzionano, la motivazione aumenterà con la stessa velocità con cui crescerà la fiducia nelle proprie abilità**              (fine prima parte)



Chi  è Reuven Feuerstein (1921-2014)?
Dalle parole di Jael Kopciowski (psicologa, psicoterapeuta, Formatrice Feuerstein per il Programma di Arricchimento Strumentale – PAS):  
psicologo che ha orientato fin dai suoi primi, lontanissimi passi, la propria azione sulla ricerca e la messa in pratica di strategie di intervento volte al positivo. Il suo orientamento era assolutamente “ante-litteram” quando, prima degli anni  ’50, ha cominciato a gettare le basi del suo inquadramento teorico. Il suo approccio è stato da sempre orientato all’individuazione degli aspetti positivi presenti in ogni situazione, con l’obiettivo di identificare competenze, risorse ed abilità in ogni persona per promuoverne le potenzialità. Approccio in contrapposizione a quanto avveniva in passato, quando la psicologia si occupava prevalentemente di comprendere, analizzare e classificare i comportamenti atipici e patologici degli individui, con l’obiettivo di trattare e curare, secondo un’accezione tipicamente medicalizzata, la sofferenza psicologica (da Vivere in completezza ed in serenità la propria vita: l’approccio Feuerstein al benessere psicologico, progetto tre-sei … e dintorni, ed. didattiche Gulliver)
*L’arte di crescere adolescenti maturi o adulti bambini? A cura di Lucio Pardo e Luigi Pagnoni, introduzione di Rita Levi Montalcini, Edizioni Collana Cauterim  Alma Mater Studiorum Università di Bologna , Università degli studi di Reggio ed Emilia
**Il metodo Feuerstein tra clinico ed educativo: le potenzialità della mente, Jael Kopciowski, Università di Crema, convegno IC Crema 3