Nel libro “Ricordati di rinascere” (2015), l’autore Nicola Ghezzani, psicoterapeuta, rammenta un suo fallimento alle scuole elementari dal quale è risorto, come dire, grazie all’intervento del proprio papà che, paziente accanto a lui, dopo una pessima pagella,  gli ha trasmesso il metodo per conoscere e ricordare consapevolmente le declinazioni dei verbi.

Grazie a quell’accompagnamento pedagogico il piccolo Nicola ha fatto sfoggio della migliore prestazione di profitto davanti a tutti i suoi compagni e, soprattutto, al cospetto di un incredulo maestro di scuola.

Per l’autore questo ricordo rappresenta l’inizio della presa di consapevolezza del potere della propria mente e della sua  plasticità.

“Quel giorno ebbi il voto più alto. Ma soprattutto mi resi conto di quale straordinario strumento fosse la mente e ancora più quell’entità vasta e sensibile che chiamiamo anima. Malleabile, malleabile tanto da modificare alla radice l’assetto della nostra identità in qualsiasi luogo, compresa quella stupida, noiosa arida scuola elementare.”

Ghezzani spiega che la struttura del nostro cervello vede la competizione fra due forze, l’ambiente sociale (bisogno di integrazione  sociale) che costringe il cervello verso operazioni dettate dalla società (un’omologazione del pensiero e dell’apprendimento, in termini pedagogici). L’altra forza, il nostro DNA psichico” (bisogno di individuazione), opera una costrizione quasi istintiva verso modalità prettamente nostre, soggettive, quindi uniche.

Per il piccolo Nicola che frequenta la scuola elementare, è stato fondamentale riconoscere di avere una modalità peculiare e propria nel gestire immagini, nell’associarle a segni grafici e sonori, nell’apprendere i verbi  immagazzinandoli nella memoria in modo indelebile e allo stesso tempo plastico, nell’uso creativo quindi della lingua per pensare ed esprimersi in modo originale e soggettivo.

Solo così, di quel nuovo bagaglio culturale, ne ha potuto comprendere la funzione: sollecitare le proprie idee all’infinito, renderle vive evitando di farle scomparire nel nulla.

Pedagogicamente il padre ha trasmesso un metodo che nel figlio ha creato interesse e desiderio di approfondimento delle proprie capacità cognitive. L’uso corretto dei verbi ha dato a Nicola la possibilità di esprimere le proprie idee che si sviluppavano di volta in volta con l’uso della nuova struttura cerebrale.

Ai verbi e alle loro declinazioni, neurologicamente si associa un’intensa arborizzazione sinaptica, che con l’uso, e solo con l’uso, si intensifica  permettendo di creare altre idee, permettendo l’espressione del SE’ ORIGINARIO di Nicola che cresce e matura.Questo processo  non è appartenuto solo al piccolo Nicola, questo capita a tutti.

metodo – interesse – apprendimento potenziato – consapevolezza della propria creatività –  potenza cognitiva maggiorata – espressione fedele della propria identità differenziata dal contesto sociale.

E’ Jean-Pierre Changeux, neurobiologo francese (“L’uomo neuronale”, Feltrinelli, 1983), a parlare di arborizzazione sinaptica quando descrive la strutturazione del cervello. Esistono, a suo avviso, periodi di maggiore proliferazione sinaptica in cui, quindi, i filamento che uniscono i neuroni (le sinapsi) assomigliano a districatissime foreste amazzoniche.

Se il bambino, il ragazzo, l’uomo (adulto e/o maturo) non adopera alcune funzioni cerebrali e psichiche (lettura, arte, matematica, musica, ballo, scienza, poesia), esse si atrofizzano e muoiono. Quelle invece in uso sopravvivono.

Il nostro Nicola Ghezzani ci riporta un esempio chiaro:

un bimbo sottoposto ad uno stile educativo di premi e punizioni subisce la repressione della fantasia e le sue sinapsi, deputate a quella funzione, muoiono.

 

Changeux sostiene, inoltre, che l’eliminazione delle terminazioni sinaptiche attive, crea ordine. 

Questo stato di ordine, osserva Ghezzani, coincide con l’ordine sociale.

Al contrario, nello stato di disordine, determinato da un grande uso di molteplici funzioni, si  permette al nostro cervello di determinare una ricchezza di possibilità cognitive, creative e fantastiche non indifferente, le quali identificano la nostra originalità.

Con le parole di Ghezzani, ci permettiamo di estrarre il messaggio pedagogico:

Il bambino gioca, fantastica, esplora e scruta il mondo adulto perché gli consente di tenere in esercizio connessioni sinaptiche che rischierebbero di morire; mentre così facendo le salva e le rende stabili e funzionali. Se ha molto giocato e fantasticato, ha provato molti sentimenti e ha empatizzato e visto la realtà da molteplici punti di vista, è destinato a mantenere in vita le strutture neurali che glielo hanno consentito. Quindi ad essere più versatile, più complesso, più intelligente”

Ogni bambino ha un progetto psichico innato

Meditiamo e, occupandoci di pedagogia, non trascuriamo quanto le neuroscienze ci offrono per migliorare la relazione educativa.