Pinocchio ed il Grillo parlante

Attorno ai 2-3 anni di vita i bambini attraversano un passaggio cruciale per lo sviluppo e la formazione della loro coscienza morale: si tratta del momento in cui essi percepiscono se stessi come agenti causali, responsabili delle proprie azioni. Gli studi in questo ambito, infatti, evidenziano come già verso i 2-3 anni il bambino mostri un’iniziale forma di preoccupazione per la cura degli altri e come sia anche in grado di valutare e distinguere, secondo il suo punto di vista, ciò che è giusto o sbagliato nel suo processo di relazione con gli altri distinti da sé. 

È di appena la fine del secolo scorso la convinzione che i bambini obbedissero per timore ed osservanza all’autorità, ma gli studi recenti di psicologia a riguardo della coscienza dicono ben altro.

I bambini obbediscono non solo per paura di ricevere una punizione, ma perché sono in grado di aderire precocemente a principi  morali assimilati.

Nella biblioteca di Nonna Dora, l’angolo dei libri di bisognibambini, è gelosamente custodita un’edizione delle opere di Collodi – EDITORE CUSIMANO – PALERMO – dal titolo  Tutto Collodi, anno di pubblicazione 1966, con illustrazioni originali inedite del pittore Umberto Carabella. 

È a questa edizione che sono tornata quando Mira, una mamma di una bimba di tre anni,  mi ha posto un quesito:

perché nei libri su Pinocchio per bambini piccoli manca spesso il Grillo?

La scelta o meno di menzionare il grillo parlante in edizioni molto sintetiche, quali devono essere quelle destinate ai piccolissimi, non spetta a noi giudicarla. Tuttavia capirla, comprenderla ed analizzarla potrebbe essere un lavoro anche molto interessante, in particolare se tale scelta dovesse essere motivata dal rispetto o meno riservato ad un’ età “incosciente”.  

Certo è che nell’immaginario di qualsiasi mamma o di un qualsiasi cantastorie, Pinocchio rappresenta un passaggio cruciale fra la fase della disubbidienza istintiva dei primi anni di vita “incoscienti” e la fase della  correttezza nei comportamenti, adeguati ai consigli dei genitori (o di chi per loro), della  consapevolezza ed intenzionalità delle azioni, proprio quando da bambini iniziamo a relazionarci agli altri.

Trasmettere questo bagaglio culturale, che ha permesso di crescere serenamente  tante generazioni di persone ormai adulte, è quasi un impegno imprescindibile e inderogabile! Il grillo parlante è UN PERSONAGGIO cruciale che non merita indifferenza!

Nella prefazione del testo Tutto Collodi sopra citato, si dice: “Il Grillo Parlante che picchietta con monito, inesorabile e pur tormentoso, è la voce occulta che accompagna ogni essere, quella che fu definita Coscienza e che in realtà costituisce il divino balenante e parlante di ogni creatura”.

Se il luogo vero e proprio del senso morale è la coscienza (insieme di processi cognitivi, affettivi e relazionali che influenzano e orientano le azioni degli individui) allora Carlo Lorenzini, in arte Collodi, aveva sacrosanta ragione a far parlare il Grillo dall’alto delle travi nell’umile casetta di Mastro Geppetto!

–          cri – cri – cri!

–          Chi è che mi chiama? Disse Pinocchio tutto impaurito

–          Sono io!

Pinocchio si girò e vide un grosso grillo che saliva lentamente su su per il muro.

–          Dimmi, Grillo: e tu chi sei?

–          Io sono il Grillo-parlante, ed abito in questa stanza da più di cent’anni

 

 Che la coscienza morale si fondi sull’adesione razionale a principi e valori universali ( J. Piaget, L. Kohlberg) o che si determini all’interno di una dimensione emotiva a braccetto con l’empatia (Bartsch – H.M. Wellman, H. Wellman – D. Cross – J. Watson, J.H. Flavell), in che modo essa nasce? E quando nasce se Pinocchio la vede esplodere dopo aver trascorso un periodo di piccole grandi tragedie personali? 

Tutti sappiamo che Pinocchio non era un adolescente!

Cosa accade, quindi, nei primi anni di vita nella coscienza di un bambino?

Ragionando in termini tecnici, l’interiorizzazione delle norme morali e lo sviluppo di una coscienza in grado di registrare i sensi di colpa, sono processi complessi su cui ancora molto è da scoprire.

La letteratura, nel frattempo, ci insegna che il bambino parte dalla fase dell’IO sono buono/cattivo per raggiungere un momento in cui, intorno ai due anni, riconosce l’esistenza di standard di comportamento accettabili o meno. Ciò gli permette di rispettare le cose richieste dai suoi genitori. Quando queste richieste sono vissute come pressanti, almeno nelle disapprovazioni (non sono d’accordo con questo! Non si fa! No, no, no), genereranno ansia. Tale stato emotivo porterà il nostro bambino a sentire altre emozioni quali la vergogna e l’imbarazzo.

Solo al fianco di un referente adulto riuscirà a compiere o meno un atto corretto o contrario e solo raggiunta questa fase, di conseguenza, maturerà la capacità di resistere alle tentazioni, che si stabilirà in epoca prescolare. Finita la successioni di fasi appena elencata, il bambino riuscirà ad essere autonomo nel comportamento e sarà mosso da motivazioni più personali ed interiori.

Ma, Collodi, non l’aveva già detto? Non è piuttosto vero che Pinocchio andò a scuola, Abbecedario sotto braccio,  subito dopo la sua “nascita”? Non è vero che barattò l’Abbecedario (del costo di una giacca di panno) proprio mentre fantasticava su come diventare bravo, studioso ed un giorno ricco per poter comprare una giacca al proprio papà?

Nell’ultimo capitolo (36°) dal sottotitolo finalmente Pinocchio cessa di essere un burattino e diventa ragazzo, il nostro piccolo eroe, tirando a sé il proprio papà dalla spiaggia verso un riparo, bussò alla porta di una capanna ed una voce li accolse. Dentro non vi era nessuno di visibile a primo acchito, ma a ben guardare, su un travicello c’era il Grillo-parlante, ora proprietario della capanna. Questi, ricordando a Pinocchio il modo in cui l’ha trattato al principio della storia, gli rammenterà:

… in questo mondo, quando si può, bisogna mostrarsi cortesi con tutti, se vogliamo essere ricambiati con pari cortesia nei giorni del bisogno

La cortesia, che non fa rima con la coscienza, è ad essa stessa imparentata. Relazionandosi agli altri, ascoltando chi è più saggio, rispettando la parola di chi ti parla, ecco i modi per apprendere ad essere cosciente.

Il Grillo parlante è una vocina che se nei libri per piccini manca, basta rammentarla ed aggiungerla alla narrazione che è relazione … ciò è parte della crescita di tutti!

 

M.C.