I bambini speciali sono spesso accompagnati da figure specialistiche lungo il loro percorso di tutela.
Così come  la neuropsichiatra infantile, dott.ssa Tatiana Curti, ha risposto alle nostre domande (link),  ecco in questa intervista un tutore minorile, l’avv. Maria Rosaria Vincelli, che risponde ai nostri quesiti sulla tutela di tutti quei bambini e quei ragazzi privi di un’adeguata, anche quando temporanea,  ed efficace responsabilità genitoriale.

 

1) Avv. Vincelli, in che cosa consiste il suo lavoro con i minori?

Prima di rispondere alla sua domanda, è necessario, quanto utile sottolineare che il lavoro dell’avvocato che si occupa di minori è complesso, sia sotto il profilo professionale che umano, emotivo. Il mio lavoro con i minori dipende dal ruolo che nel procedimento assumo. Posso essere chiamata ad occuparmi del minore come Curatore Speciale o come Tutore. In entrambe i casi, ci troviamo di fronte ad un minore in una situazione di difficoltà. Il Curatore Speciale del minore, svolge il suo lavoro in Tribunale, a difesa del minore. Ad esempio: nelle situazioni di abbandono. In questi casi è mia consuetudine dopo aver letto il fascicolo, indagare, per mio conto, al fine di accertare se, nel caso specifico, possa  trattarsi di una situazione che, attraverso misure di sostegno, sia possibile far rientrare o, al contrario, l’allontanamento del minore dalla famiglia d’origine, costituisca l’unica possibilità per garantire allo stesso un clima di serenità, necessario per la sua equilibrata crescita. Quando ci si rapporta,  con un bambino o un adolescente si  innesca, a mio personale parere, un processo mentale che induce il professionista a valutare varie soluzione, per essere in grado di optare per quella che si ritiene più giusta per non deludere quelle che sono le aspettative, i bisogni e le necessità del minore. E’ un lavoro delicato, il mio. Non si guadagnano tanti soldi ma, mi creda, alla fine da ogni storia si esce arricchiti, si impara sempre tanto … Se nel procedimento sono stata nominata Tutore provvisorio del minore, il mio lavoro è sempre quello di tutelare il minore ma, da un punto di vista più burocratico. Riferendomi sempre all’ipotesi dell’abbandono, entro in gioco nel momento in cui il bambino viene affidato ad una famiglia. In questo caso il mio compito è  supportare la famiglia affidataria, non psicologicamente, ma nell’esplicazione delle pratiche. In linea di principio dovrebbe essere così, in realtà, poiché spesso, dopo una sentenza che dichiara lo stato di adottabilità, vengo nominata Tutore dello stesso minore che ho rappresentato in Tribunale, e al quale mi sono affezionata, prendo subito contatti con  la famiglia affidataria, per  capire se questa coppia riuscirà a dare al bambino quell’affetto di cui necessita. So di essere un po’ sui generis …

2) Lei è tutore di minori di quale età?

Di tutte le età. Di bambini molto piccoli, come ho detto prima, ma anche di bambini più grandi e di adolescenti. In questo particolare ruolo ho fatto le esperienze più disparate. Ho lavorato con adolescenti con disturbi di comportamenti alimentari,  adolescenti vittime di bullismo. Sono esperienze toccanti, che lasciano il segno. Non rende l’idea dire che riuscire a ridare a questi ragazzetti la voglia di sorridere è davvero gratificante!

 3) Quanto conta essere a conoscenza dei rudimenti della psicologia dell’età evolutiva e della pedagogia nel suo lavoro?

Io credo che nel  lavoro dell’avvocato minorile la conoscenza degli elementi base della psicologia e della pedagogia, sia fondamentale. Non dobbiamo dimenticare che la psicologia come il diritto si occupa della persona. L’avvocato che si occupa di Minori deve avere una preparazione che vada oltre alla conoscenza delle norme. Quando ci si trova di fronte a situazioni emotivamente complesse, mi riferisco alle Adozioni, agli Affidi, è bene avere una visione, più ampia possibile della vicenda, anche da un punto di vista sociale e soprattutto psicologico.

4) Quali competenze mette in atto oltre a quelle specifiche giuridiche?

Nel mio lavoro, come dicevo prima, l’approccio giuridico, da solo, non è sufficiente. E’ necessario avere competenze specifiche, professionali ed umane.  Credo che l’avvocato che si occupa di minori debba essere specializzato, ritengo, cioè che non si possa prescindere dal principio della multidisciplinarietà della formazione dell’avvocato.

Peraltro questo è evidente e si riflette nello specifico organo giurisdizionale, ovverosia il Tribunale per i Minorenni: in cui accanto ai giudici togati sono presenti i giudici onorari: professionalità con competenze psico-pedagogiche che forniscono un autorevole supporto nelle decisioni in materia minorile.

5) che tipo di legame instaura con i suoi piccoli “clienti”?

Dottoressa Colace, forse perché Lei mi conosce professionalmente, ha usato, giustamente il termine “Legame”. Sono bambini, spesso molto piccoli o adolescenti, in ogni caso diventano i miei protetti. E’ inevitabile che si crei un legame, un particolare affetto. Sono una parte importante della mia vita, con loro sono cresciuta … mi hanno formata. Spesso, anche quando il nostro rapporto è finito, perché si è conclusa la procedura, i ragazzini più grandi, magari divenuti adulti mi chiamano per chiedere consiglio o, anche solo, per parlare.

6) Gli adulti che ruotano intorno all’universo del minore hanno rapporti con Lei? Di che tipo?

Certamente si!

 E’ di particolare importanza che l’avvocato sia in grado di sviluppare una capacità comunicativa e una competenza relazionale che gli permetta non solo di relazionarsi con il proprio assistito, ma anche di dialogare con tutti quegli adulti che hanno a che fare con il minore. Mi riferisco in particolare alla famiglia. E’ di fondamentale  importanza interagire con i servizi, con gli operatori di una eventuale struttura, con gli educatori, sviluppando con tutti questi soggetti un rapporto di collaborazione sinergica. A mio personale parere, il rapporto con altre figure professionali di “aiuto” ( mi riferisco ai psicologi, ai mediatori, agli assistenti sociali …), che si interessano del minore (mio assistito), è fondamentale, perché è solo mediante la condivisione dei rispettivi saperi che si può garantire il migliore interesse del minore.

7) Quando termina il suo lavoro, quando si risolve una procedura, Lei è solita mantenere un rapporto con il bambino?

E’ inevitabile. Mi capita spesso di pensare a loro. Devo confidarle che sono stata molto fortunata. Le famiglie adottive mi chiamano per aggiornarmi della crescita dei loro bambini. Posseggo un album, per me preziosissimo, nel quale conservo le loro foto. I ragazzi più grandi, come le dicevo prima, mi chiamano per confrontarsi sulle loro scelte, per notiziarmi dei loro successi a scuola.

8) Lei è mamma? La sua personalissima competenza genitoriale La aiuta nel suo lavoro?

Si sono mamma felice di due adolescenti: il maschio ha 15 anni, la femminuccia ne ha 14. Sinceramente le dico che è vero l’inverso, ovvero che il mio lavoro mi aiuta a svolgere al meglio il mio compito di genitore. Penso che essere genitore è difficile. Nel mio lavoro sono supportata da altre figure professionali. Amo il lavoro di squadra. Nello svolgere il compito di genitore, sebbene io goda del supporto di mio marito, ci si trova impreparati. Ed è in questi momenti che traggo forza dalle esperienze fatte nel mio lavoro.

Prima di congedarmi La voglio ringraziare per questa meravigliosa opportunità e, nel contempo mi congratulo per la sua bella idea di curare un blog che possa essere di aiuto per tanti genitori.

 

Maria Rosaria Vincelli

Avvocato- Patrocinante in Cassazione

Segretario della Camera Minorile Distrettuale di Catanzaro “Primo Polacco-Francesco Perrota

Studio- Corso Mazzini, 28 Catanzaro cell. 3333346593

 

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